Il futuro è nell'economia circolare e nell'innovazione sostenibile In evidenza

di Emanuela Cavallo - I giovani del Fai e degli imprenditori di Confindustria della Spezia si sono incontrati per parlare di economia circolare, della riconversione delle strutture industriali e di business rigenerativi.

Giovedì, 02 Marzo 2017 09:10

Una tavola rotonda organizzata nella sede degli industriali e moderata da Renato Goretta che da subito, in linea con quanto presentato da Sara Filippetti, Presidente Giovani Imprenditori Confindustria La Spezia, e Maria Cristina Sabatini, Capogruppo FAI Giovani, si esprime sulla necessità di superare la dicotomia economia e ambiente: una convivenza senz'altro può esistere, anzi deve essere la prospettiva futura.

"Certe mete del Mar Mediterraneo sono in crisi per una questione geopolitica propria che crea anche problematiche relative alla sicurezza delle destinazioni, a questo si aggiunge l'aumentare dell'erosione costiera e della crisi dei traffici portuali e turistici, non solo crocieristici - spiega Giorgia Bucchioni nella veste di CEO C&G Blue Vision - In questo momento il mar Mediterraneo non è mai stato così pattugliato come oggi, le acque sono sicure mentre la costa è fragile in termini di sicurezza. Nelle coste italiane arrivano tutti i turisti che non vanno in Africa. Per fare Blu Economy dobbiamo puntare ad informatizzazione e digitalizzazione guardando allo sviluppo tecnologico, ricordando per esempio che i nostri figli faranno un lavoro che probabilmente oggi non esiste. Dobbiamo guardare ad esempi del Nord dove l'economia circolare riesce a fare profitto, certo hanno un approccio diverso, da noi manca una politica di programmazione che faccia da volano, come una connessione tra mondo della scuola e lavoro".

Passando dalla larga scala a quella provinciale, aggiunge Giorgia Bucchioni: "Manca un collegamento tra Comune e Autorità Portuale, la riforma è ancora al palo nella pratica, i porti sono fermi. Alla Spezia non c'è lo stesso rapporto tra città e porto come per gli scali del nord, si fa molta fatica a rilevare il giusto peso in termini di ricadute economiche dell'economia portuale, e bisogna che gli ambientalisti di bandiera si rendano conto delle prospettive di questa città, è necessario fare un salto avanti".

Il tema cittadino entra nel vivo con l'intervento di Andrea Toscano, già Ammiraglio della Marina Militare, che parte dalle aree sotto utilizzate dell'Arsenale: "Per ragionare sul futuro dell'Arsenale Militare - sostiene - bisogna capire come è cambiato il modo di costruire navi. Dalla progettazione passano mediamente 5 anni per la realizzazione per una nave concepita per durare circa 25 anni; in questo periodo complessivo valutare le necessità anche di aggiornamento riduce i costi. Il mercato e l'evoluzione tecnologica impone il costante riammodernamento. Ragionare su queste esigenze ci può aiutare a progettare strutture e tecnologie a lungo termine. Con il Piano Brin si concentrerà l'utilizzo dei bacini di carenaggio liberando altre zone, oltre a questo la Marina ha già aperto molto, anche alle imprese private, concedendo l'uso anche di tecnologie proprie".

In merito all'utilizzo di nuove zone rese disponibili dalla Marina Militare, l'Ammiraglio Toscano guarda a modelli legati alla Royal Navy, quale lo storico di arsenale di Portsmouth, e ripercorre la storia dell'Arsenale spezzino: "Fu uno strumento che aiutò l'unità nazionale realizzando di fatto un grande fattore d'unione del popolo, alla Spezia arrivarono maestranze da tutta Italia, parliamo di 60 mila persone. Qui, in novanta ettari e tredici chilometri di strade, furono costruite otto corazzate e nove sommergibili in 40 anni. Poi si passò dalla costruzione alla manutenzione. L'Arsenale può diventare una testimonianza concreta e un simbolo cittadino, è la storia della città e può essere valorizzato creando un ciclo virtuoso di interessi culturali e turistici, partendo dalla raccolta del museo navale e dalla struttura stessa. Una volta il muro dell'Arsenale non era una separazione perché dieci mila persone ci lavoravano, ora, decaduto il fattore occupazionale, il muro appare come uno sbarramento, ma nel futuro non sarà così".

La discussione prosegue sul tema dell'edilizia 4.0 con Edoardo Vernazza, Presidente San Colombano Costruzioni SpA, che spiega quanto un nuovo approccio nel concetto di fabbricato intenso come prodotto industriale - con tempi di progettazione, realizzazione, utilizzo e scarto - sarà sempre più di prassi dato che entro il 2020 dovremmo riutilizzare materiali arrivando ad un riutilizzo del 60% degli scarti - ora siamo ad una media del 9% - considerando che l'economia circolare in edilizia si sviluppa prevalentemente nella demolizione.

L'incontro si conclude con due virtuosi esempi: la progettazione di Sistemi di produzione agricola intensiva in centri abitativi d'eccellenza per realtà densamente urbanizzate come città cinesi, realizzata dall'architetto Danilo Capellini in collaborazione con il Professore Luca Sebastiani della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, e il recupero delle Saline Conti Vecchi a Cagliari illustrato da Roberta Cento Croci, presidente Fai Liguria.

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