Produttori di latte spezzini a Torino per "Un giorno da allevatore". In Liguria -40% di stalle in 7 anni In evidenza

Venerdì 6 febbraio a partire dalle 9.30 si terrà la più grande operazione di mungitura pubblica mai realizzata in Italia e nel mondo.

Martedì, 03 Febbraio 2015 21:34
Ministri, presidenti di regione, sindaci, politici, esponenti della cultura, dello spettacolo e del mondo economico e sociale trascorreranno insieme un giorno da allevatore nelle piazze italiane, allestite come vere e proprie stalle, attrezzate per mungere, nutrire e custodire gli animali (anch'essi grandi protagonisti della giornata).

L'iniziativa, promossa da Coldiretti, intende dare un concreto segnale di solidarietà, vicinanza e sostegno al lavoro che tutti i giorni svolgono gli allevatori italiani per garantire latte fresco e grandi formaggi Made in Italy, favorendo altresì la biodiversità e il presidio del territorio anche nelle aree più difficili. Tutti in piazza da Roma a Milano, da Torino a Udine, da Bologna a Firenze, da Napoli a Bari, da Cosenza a Palermo, ma anche a Venezia, grazie a una stalla galleggiante nel molo di Piazza San Marco.

E in piazza per "Un giorno da allevatore" ci sarà anche Coldiretti Genova e La Spezia. "Saremo presenti con 50 produttori di latte a Torino, assieme a tutti i produttori piemontesi", spiega Domenico Pautasso, direttore della Coldiretti genovese e di quella spezzina. "L'obiettivo della mobilitazione - prosegue Pautasso - è far conoscere da vicino il difficile lavoro degli allevatori e gli effetti positivi che riveste per l'intera collettività, ma anche i pericoli dell'abbandono del mestiere, come dimostra il dossier L'attacco alle stalle italiane, che sarà presentato propriò in occasione dell'iniziativa di venerdì".

La mobilitazione intende sottolineare come il settore zootecnico e, in particolare, la filiera lattiera casearia, stiano registrando uno stato di profonda sofferenza, non solo per la grave crisi in atto, ma, soprattutto, a causa di evidenti anomalie di mercato che conducono a gravi squilibri nelle dinamiche tra domanda e offerta e nel prezzo del latte pagato alla stalla ai produttori agricoli che lo conferiscono all'industria di trasformazione.

Inoltre, a fronte dell'aumento delle importazioni  di latte e di prodotti caseari, - l'Italia importa oltre 86 milioni di quintali di latte, producendone circa 110; la Liguria ne importa 110mila quintali, a fronte di una produzione di 70mila - la normativa di riferimento in materia di etichettatura non consente un'adeguata e trasparente distinzione dei prodotti nazionali e penalizza l'agricoltura distintiva, con il rischio di omologazione e di sostituzione, nella fase di trasformazione del latte territoriale con latte importato. Infatti, la mancanza d'informazioni sull'origine del prodotto, fatta eccezione per il latte fresco ed i formaggi Dop, consente d'importare latte dall'estero e trasformarlo in prodotto «italiano», rendendo indistinta oltre il 40% della produzione nazionale.

Occorre anche considerare che la chiusura delle stalle, indotta dalla gravità della situazione, determina, soprattutto nelle aree interne e montane, una perdita di presidio del territorio che è causa di dissesto idrogeologico e di riduzione di biodiversità e di qualità alimentare, oltre che di una significativa perdita occupazionale. I numeri sono impietosi: dal 2007 al 2014, l'Italia ha perso 9mila allevamenti di vacche da latte, passando da oltre 45mila a circa 36mila. La Liguria è passata da 220 a 131, un calo del 40%.

"Non si può non rilevare, - osserva Coldiretti - una contraddizione tra gli obiettivi di Expo 2015, dove il tema del cibo è centrale e dove i prodotti dell'eccellenza italiana sono destinati ad avere un ruolo da protagonisti, e la situazione reale delle imprese di allevamento, che sono costrette a chiudere".

Per la manifestazione di venerdì 6 febbraio, sono stati preparati anche degli Ordini del Giorno - per Comuni, Province e Regioni - volti alla promozione di azioni territoriali contro l'omologazione, a difesa dell'agricoltura distintiva e per la valorizzazione del latte italiano.

In sintesi, le richieste di Coldiretti: indicare obbligatoriamente l'origine nelle etichette del latte (anche Uht), dei formaggi e di tutti gli altri prodotti a base di latte; garantire che venga chiamato "formaggio" solo ciò che deriva dal latte e non da prodotti diversi; assicurare l'effettiva applicazione della legge che vieta pratiche di commercio sleale; rendere pubblici i dati relativi alle importazioni di latte e di prodotti con derivati del latte, tracciando le sostanze utilizzate; un pronto intervento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato contro le forme di concorrenza sleale e gli abusi di posizione dominante nel mercato del latte; attuare le misure di sostegno agli allevamenti italiani previste dal  Piano Nazionale di Sviluppo Rurale; realizzare un piano organico di promozione (in Italia e all'estero) del latte e delle produzioni italiane, (in Italia e all'estero) del latte e delle produzioni italiane, a partire da Expo 2015; promuovere iniziative nazionali per il consumo del latte e dei formaggi di qualità, soprattutto  nelle scuole e nelle mense pubbliche; semplificare le procedure burocratiche; garantire che le risorse previste dal Piano latte del Ministero vadano agli allevatori.

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