Confartigianato: "Il problema dell'Italia non è la dimensione delle imprese, ma il contesto"

Le questioni ritenute prioritarie dall'associazione.

Mercoledì, 13 Gennaio 2021 19:11
Paolo Figoli Paolo Figoli

 

“Attenzione a non partire con il piede sbagliato indicando nel Recovery Plan, tra le cause dell'insufficiente crescita italiana, la ridotta dimensione media delle imprese”. E’ il richiamo al Governo espresso dalla Confartigianato riferendosi ad un passaggio delle anticipazioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza in cui la ridotta dimensione media delle imprese italiane è considerata un nodo da risolvere per rilanciare lo sviluppo.

“Si tratta – evidenzia Figoli - di un pregiudizio smentito dai fatti: ad esempio, nel settore manifatturiero proprio l’Italia, tra il 2015 e il 2019, ha registrato una crescita del valore aggiunto del 7,6%, ben superiore a quella di Germania e Francia che hanno imprese mediamente più grandi rispetto al nostro Paese”.

Il problema dell’Italia – prosegue il Presidente dell’Associazione di via Fontevivo – non sono i piccoli imprenditori ma l'ambiente che li circonda. Non ci servono ‘ormoni della crescita’ per le aziende. Quello che deve cambiare sono le condizioni di un habitat nazionale poco favorevole all'iniziativa economica, sia essa micro, piccola, media o grande”.

“Il Recovery Plan – aggiunge il direttore di Confartigianato Giuseppe Menchelli – è l'occasione imperdibile per ‘resettare’ il sistema Italia e creare le condizioni per la competitività di tutte le imprese, senza alcun pregiudizio legato alla loro dimensione, puntando su digitalizzazione, infrastrutture efficienti, transizione green. Oggi l'Italia è ancora al 58° posto tra 190 Paesi nel mondo per la facilità di fare impresa. Abbiamo tanto da recuperare. Una delle sfide più importanti è la semplificazione normativa e burocratica, per liberare finalmente le imprese da adempimenti e costi inutili. Solo per fare un esempio, i tempi medi per realizzare un appalto pubblico in Italia sono superiori del 35% rispetto alla media europea. L'Italia è al penultimo posto nell'Unione europea per qualità dei servizi pubblici: l'eccessiva burocrazia e la scarsa efficienza della Pa ridurrebbe pericolosamente gli effetti sulla crescita degli investimenti finanziati con Next Generation EU. Tra le riforme da realizzare c’è quella del fisco con la riduzione del peso delle tasse: oggi in Italia la pressione fiscale è più alta di 1,6 punti di Pil rispetto alla media europea. In cima alla lista delle cose da cambiare ci sono anche le condizioni delle infrastrutture materiali e immateriali e l'accesso al credito. E bisogna recuperare i ritardi sul fronte degli investimenti in formazione delle competenze e nell’innovazione digitale”.

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