Nuove scoperte sulle cause di trombosi per Covid-19

Negli scorsi mesi è apparso sempre più evidente che i pazienti affetti da Coronavirus hanno possibilità molto alte di sviluppare trombosi.

Venerdì, 18 Settembre 2020 18:02

Per trombosi si intende l’occlusione di una vena o di un’arteria a causa di un trombo, cioè di un grosso coagulo di sangue che impedisce al sangue di fluire normalmente. 

Un organo a cui non arrivi correttamente il sangue può subire danni ingenti e talvolta la vita stessa di un individuo può essere messa in serio pericolo a causa di un trombo. L’infarto del miocardio è una delle cause più fatali della trombosi, ma non bisogna dimenticare anche l’ictus cerebrale e l’embolia polmonare.

Ad essere maggiormente esposti al rischio di trombosi sono normalmente le persone che conducono uno stile di vita scorretto, eccessivamente sedentario o caratterizzato da un’alimentazione troppo calorica e in particolare troppo grassa. Non va inoltre sottovalutata la predisposizione genetica, cioè la presenza in famiglia di casi di infarti, ictus o embolia in individui relativamente giovani (cioè sotto i 65 anni).

In individui sani la produzione di trombi può essere causata da un eccesso di vitamina K nel sangue. La vitamina K (il cui nome deriva dall’iniziale della parola tedesca koagulation, cioè coagulazione), svolge infatti un ruolo fondamentale nell’arginare le perdite di sangue del nostro organismo grazie, appunto, alla coagulazione.

È molto semplice trovare vitamina K in alimenti di largo consumo, tra cui ortaggi a foglia verde, carote, patate, legumi, carne, formaggi e tè verde. Il fabbisogno di vitamina K necessario per mantenere in salute l’organismo è di 1 mg al giorno per ogni chilo di peso corporeo.

Tra le conseguenze della mancanza di vitamina K ci sono emorragie, fratture ossee, osteoporosi e varie forme di artrosi, mentre un eccesso di vitamina K può indurre vomito, sudorazione eccessiva, anemia, senso di oppressione al petto e, ovviamente, trombosi.

Tornando al Coronavirus, i ricercatori dell’Università di Uppsala (Svezia) hanno riscontrato una massiccia presenza di mannosio (MBL) nel sangue delle persone affette da Covid - 19. Il mannosio è una lectina legante che attiva un sistema di 50 proteine contenute nel nostro sangue e responsabili della coagulazione.

Alte quantità di mannosio innescano la creazione non necessaria di coaguli all’interno del sistema circolatorio, innescando spesso casi di embolia polmonare, cioè danni ai polmoni causati da frammenti di trombo che si sono staccati dalla massa principale raggiungendo i polmoni.

Fino a non molto tempo fa i medici tendevano a considerare separatamente la trombosi polmonare e l’embolia polmonare, mentre oggi sono considerate nel loro insieme come tromboembolia polmonare: si tratta di una malattia ancora fatale per 10 pazienti su 100, anche quando il Coronavirus non è coinvolto nel quadro clinico del paziente.

Purtroppo almeno finora il trattamento dei pazienti affetti da Coronavirus con farmaci fluidificanti del sangue non ha dato i risultati sperati, quindi la ricerca è ancora molto attiva su questo fronte. 

Nel frattempo, dopo il massiccio calo dei contagi a seguito del periodo di lockdown, nelle ultime settimane anche a La Spezia i casi accertati di Coronavirus continuano a crescere.

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