"Settore abbigliamento in ginocchio, consumi fermi" In evidenza

Le richieste di Fismo Confesercenti per risollevare i negozi.

Giovedì, 09 Aprile 2020 19:15

"Il Made in Italy, il settore per eccellenza rappresentato dalle migliaia di negozi che vendono abbigliamento e accessori, rischia di essere messo in ginocchio e non rialzarsi più, se il Governo non interviene massicciamente e tempestivamente con interventi mirati. La crisi economica generata dall’emergenza coronavirus comporterà per il settore dell’abbigliamento conseguenze gravi, inattese ed inevitabili per tutto il 2020: i consumi sono fermi, la pandemia del coronavirus è stato uno tsunami per le nostre aziende, dobbiamo prepararci ad affrontare i rischi che impatteranno sull’equilibrio finanziario e la continuità produttiva ed occupazionale del nostro Paese".

Lo afferma Fabrizio Capellini, a nome di Fismo Confesercenti della Spezia. Dall’analisi fatta sul retail italiano, il comparto è destinato a perdere in un anno fra il 15% e il 25%, mentre verosimilmente si ipotizza una crescita del 20% del mercato on-line, che penalizzerà ulteriormente i negozi fisici, costretti ad abbassare le saracinesche.

"Siamo fortemente preoccupati della situazione delle imprese, ma dalla preoccupazione è necessario passare all’azione affrontando con coraggio e determinazione una situazione difficile, formulando delle soluzioni nuove e significative per la distribuzione e la produzione".

La proposta che la Fismo formula è di proporre alla produzione un accordo che preveda il cosiddetto conto vendita: tale proposta permetterebbe di non obbligare il commerciante al pagamento anticipato della merce ricevuta, ma di pagare soltanto quella effettivamente venduta e di restituire i prodotti invenduti.

"Questa proposta avrebbe vantaggi concreti anche sul consumatore finale, poiché il calcolo del markup pricing farebbe abbassare il prezzo al dettaglio, creando nuovo slancio all’economia, favorendo la ripresa dei consumi e del commercio. Così come le misure adottate fino ad oggi dal Governo a sostegno di questo fondamentale comparto economico sono assolutamente insufficienti se non addirittura inconsistenti", afferma il presidente Tinti.

"Per fotografare la realtà attuale, per come ci viene presentata dalle imprese a noi associate (quasi tutte ricadenti nell’ambito di applicazione delle misure restrittive) essa presenta caratteristiche molto problematiche:
- tantissime imprese non sono più in grado già da ora di far fronte al pagamento delle utenze, dei canoni di locazione ed agli impegni assunti con i fornitori;
- la chiusura forzata delle attività sta portando le imprese più piccole ed a conduzione familiare alla chiusura totale, con conseguenze anche dal punto di vista sociale;
- le imprese dell’abbigliamento sono state costrette a chiusure forzate improvvise e le giacenze della merci sono invendibili.
- manca liquidità: la disponibilità ad avere maggiore apertura di credito non è così scontata e certa, non tutte le banche stanno rispettando gli accordi sottoscritti;
- imprese e lavoratori stanno incontrando grandi difficoltà nel presentare le domande per la cassa integrazione in deroga, le procedure burocratiche sono spesso troppo complesse e poco chiare (si cita, a mero titolo esemplificativo, la richiesta di apporre una marca da bollo da 16€ che in molte zone risulta introvabile). A ciò si aggiunga che il dato odierno sul clima di fiducia di consumatori ed imprese, relativo a marzo, è la prima fotografia della statistica ufficiale dell'economia italiana travolta dalla pandemia e ci presenta una situazione già fortemente critica.

Questa è la situazione oggi, in peggioramento continuo dall’inizio del mese: è necessario che le misure siano ampie ed efficaci, pena un ulteriore ed irrecuperabile crollo delle aspettative".

Fismo Confesercenti si augura pertanto che nel prossimo decreto si proceda a:
- una revisione complessiva degli stanziamenti includendo anche i fondi europei non spesi e tornati nuovamente disponibili;
- garantire accesso a prestiti facilitati cosicché le imprese possano salvare i posti di lavoro;
- un sostegno diretto alla informatizzazione delle piccole aziende commerciali affinchè possano utilizzare l’on-line per continuare ad operare anche in situazioni d’emergenza evitando che si ripropongano situazioni di concorrenza sleale tra chi deve chiudere e chi può addirittura incrementare il suo volume d’affari via web;
- l’esenzione dal pagamento di tutti i tributi comunali per i periodi interessati dalle chiusure;
- una consistente disponibilità di tutte le risorse della Regioni e delle Camere di Commercio con pratiche di accesso semplici e veloci;
- riproporre il beneficio del bonus e del credito d’imposta per le locazioni commerciali per tutti i mesi d’inoperatività delle imprese.

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