Dove finiscono le nostre tasse? Nel 40% dei casi in previdenza e sanità In evidenza

L'approfondimento di Cna La Spezia. Matellini: "Pressione fiscale sulla piccola impresa ha raggiunto il 61,4%".

Sabato, 19 Ottobre 2019 14:15

A cosa servono le nostre tasse? È necessario rispondere a questa domanda per capire quanto le scelte economiche della politica governativa incidano nei nostri personali bilanci quotidianamente. Tanto più se si è imprenditori ed artigiani.

Al quesito prova a rispondere dati alla mano Cna La Spezia osservando il quadro riassuntivo della destinazione delle imposte dell’Agenzia delle Entrate che presenta le seguenti dodici voci: Previdenza e assistenza (21,23%), Sanità (19,34%), Interessi su debito pubblico (11,03%), Istruzione (10,90%), Difesa, ordine pubblico e sicurezza (8,82%), Servizi Generali delle Pubbliche Amministrazioni (8,32%), Economia e lavoro (6,57%), Trasporti (4,43%), Contributo Bilancio UE (2,68%), Protezione dell’ambiente (2,50%), Cultura e sport (2,37%), Abitazioni e assetto del territorio (1,81%).

“Premettendo che dalle diverse voci è esclusa la tassazione locale – osserva il Direttore Cna La Spezia Angelo Matellini – e deve essere sommato anche questo valore, pur valutando apprezzabili gli sforzi di alcune Pubbliche Amministrazioni. Come associazione di categoria da anni evidenziamo, tramite indagini e report dell’Osservatorio CNA sulla tassazione e a breve pubblicheremo la terza edizione di “Comune che vai fisco che trovi”. In Italia la pressione fiscale media sulla piccola impresa tipo italiana ha raggiunto nel 2018 il 61,4%, un peso evidente in termini di competitività. Mentre la “burofollia” italiana conta ben 65 passaggi in 26 sportelli diversi per l’avvio di un’impresa. Già da soli questi due elementi rappresentano un ostacolo".

"Analizzando i dati – prosegue Matellini – non si può non rilevare che Previdenza e Sanità raggiungono insieme più del 40% del totale e sicuramente l’incidenza del primo comparto crescerà a seguito di misure quali il Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Al pari di quanto aumenterà la voce legata agli interessi su debito pubblico, che già nel prospetto pesa di più dell’Istruzione o dell’Economia e lavoro. È assurdo spendere per interessi quanto si eroga in educazione e, inoltre, dobbiamo considerare che spread e debito pubblico, per quanto possano sembrare concetti distanti dalla nostra vita quotidiana, in realtà rappresentino una zavorra che incide su ogni singolo contribuente. È come correre con un 10% di peso in più. Queste spese – conclude il Direttore Cna La Spezia – tolgono risorse a voci fondamentali come l’Istruzione e l’Economia e lavoro (che realmente con più risorse produrrebbe maggior crescita) o di altre sempre più strategiche come la Protezione dell’Ambiente e Abitazioni e assetto del territorio”.

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