Due spezzini vincono il Premio "Paolo Gobetti" In evidenza

Una storia di riscatto.

Venerdì, 31 Maggio 2019 18:08
Gli spezzini Daniele Ceccarini e Paola Settimini e il savonese Mario Molinari vincono con il docufilm "Il nome del padre” il premio "Paolo Gobetti" al Festival di Torino Filmare la Storia.

Il documentario racconta il riscatto di un uomo che si è ribellato con forza a un passato di sangue e di soprusi e a un padre nazista e che oggi spende la vita nella difesa dei deboli e degli emarginati. E' stato accolto con commozione e partecipazione dalla giuria del festival e dal pubblico torinese ed è stato premiato con la seguente motivazione: Perché racconta la storia intensa di un figlio che ha deciso di fare i conti con le colpe del padre. Udo Surer ha rinnegato il nome del genitore nazista e si è impegnato a mantenere viva la memoria degli eccidi di San Terenzo e Vinca insieme ai sopravvissuti e alla popolazione locale. Attraverso numerose testimonianze il film ricostruisce anche il passato di una comunità che ha pagato un prezzo altissimo alla violenza nazifascista. E da questo dialogo tra passato e presente, tra individuo e comunità, emerge chiara l’idea che un futuro di pace è possibile e presente, solo se saremo capaci di restare umani e di dialogare oltre le frontiere nazionali.

Il festival "Filmare la storia" è organizzato dall'Ancr, Polo del '900 in collaborazione con l'Istituto Nazionale Ferruccio Parri, Film Commission Torino Piemonte, Sotto18 film festival e con il patrocinio del Miur-Usr piemonte, della Città di Torino e della Regione Piemonte. Il documentario Il nome del padre è stato prodotto dall’associazione culturale B52 con il patrocinio del Comune di Fivizzano (MS) e racconta la storia di Udo Surer, avvocato tedesco di Lindau - in Baviera - e cittadino onorario di Fivizzano, figlio di Jospeh Mayer sergente nelle SS agli ordini di Walter Reder, uno dei soldati tedeschi protagonisti delle stragi nazifasciste di San Terenzo Monti e Vinca dove nel 1944 il 16° Battaglione Panzergranadier SS sterminò nella sola Lunigiana più di 400 civili, compresi donne e bambini.

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