Peracchini: "Il Premio Exodus è un eterno presente per La Spezia, è uno specchio della nostra Città" In evidenza

Il discorso pronunciato dal primo cittadino durante la cerimonia di premiazione a Lia Levi e Marina Piperno.

Giovedì, 09 Maggio 2019 19:35
Autorità civili, religiose e militari, care concittadine e cari concittadini, rivolgo a tutti voi un cordiale saluto.

Un benvenuto a tutti i presenti e grazie per essere qui oggi. Un grazie alla scrittrice Lia Levi e a Marina Piperno che fra poco premieremo, al rav Giuseppe Momigliano, Capo rabbino della Comunità Ebraica di Genova in rappresentanza dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane che anche quest’anno ci onora del suo patrocinio, a Regione Liguria che con il suo logo ha voluto continuare a sostenere questa operazione culturale e all’Ordine dei Giornalisti che ha considerato di tale valore la portata della manifestazione da volerla inserire fra le sue attività di formazione.

Rivolgo un caro saluto a Marco Ferrari, che quest’oggi non può essere con noi per motivi di salute, ma che ci ha fornito una qualificata consulenza scientifica nell’organizzare l’edizione di quest’anno.

Un ringraziamento alle scuole cittadine che, nonostante l’ora pomeridiana e le difficoltà in cui si dibattono quotidianamente, hanno dato prova con la loro presenza di essere dei veri e propri motori di crescita della coscienza di questa Città. In particolare, un ringraziamento ai ragazzi del Liceo Musicale Cardarelli che ci accompagneranno con i loro strumenti lungo tutta la manifestazione.

Il mio primo pensiero va ad Adolfo Aaron Croccolo, che per la prima volta non può essere con noi a questa manifestazione. Aaron Croccolo era l’ultimo testimone dell’Operazione Exodus e responsabile del culto della comunità ebraica spezzina. Una grande perdita di cui tutta la Città ha sofferto qualche mese fa, e che oggi verrà in parte sanata grazie all’intervento del figlio, Enrico, che lo ricorderà fra poco nel suo intervento.

La nostra Città ha il grande vanto e orgoglio di essere conosciuta nel mondo come Porta di Sion, perché alla fine della Seconda Guerra Mondiale il Golfo della Spezia è diventato la base di partenza degli ebrei scampati ai lager nazisti verso la “Terra Promessa”.

Il grande esodo tra il 1945 e il 1948 che ha coinvolto oltre ventitremila ebrei che sono riusciti a lasciare l’Italia verso la Palestina ha avuto come epicentro fondamentale proprio il porto della nostra Città, nonostante fosse stremata dalla guerra e distrutta dai bombardamenti.

La scelta del Mossad di puntare sulla Spezia per le operazioni di salvataggio degli ebrei a seguito delle leggi razziali e i rastrellamenti che avrebbero condotto alla deportazione è dovuta a due importanti elementi: da una parte la strategicità del nostro Golfo dovuta alla conformazione del territorio, ma dall’altra la grande solidarietà che ha contraddistinto la cittadinanza spezzina. Una solidarietà, una forza d’animo e di spirito, che ha permesso l’allestimento di due imbarcazioni, la Fede di Savona e il motoveliero Fenice, pronte a trasportare migliaia di profughi nel 1946.

E fra il 7 e l’8 maggio 1947 giunse nelle nostre acque una nave che venne ristrutturata nel canitere dell’olivo a Portovenere e che diventò la nave più famosa della più importante impresa dell’emigrazione ebraica: vennero infatti trasportati 4515 profughi stipati su quattro piani di cuccette dall’altra parte del Mediterraneo, portandoli in salvo.

Quella imbarcazione divenne un simbolo e venne rinominata Exodus, o meglio, per esteso, “Exodus Europa 5707”, il cui numero indica l’anno secondo il calendario ebraico. Un nome, quello di Exodus, dal significato profondamente ebraico, dal punto di vista religioso e culturale, perché proviene dal nome dal secondo libro della Torah ebraica, l’ Esodo, che nel libro sacro descrive il soggiorno degli ebrei in Egitto, la loro schiavitù e la loro liberazione attraverso Mosé.

Il Premio Exodus è giunto alla diciannovesima edizione ma non dobbiamo mai pensare alla sua storia al passato o al futuro. Il Premio Exodus è un eterno presente per La Spezia, è uno specchio della nostra Città che ci ricorda chi eravamo in quel 1947 e che non ci deve mai far dimenticare chi siamo oggi. Siamo una città che, nonostante le difficoltà, ha ancora la stessa magnanimità che ci ha contraddistinto e che ha permesso la salvezza di tutte quelle vite umane che inevitabilmente, altrimenti, si sarebbero spezzate.

In queste diciannove edizioni, tantissimi volti, tantissimi racconti e testimonianze sono state accolte e poi custodite nei nostri archivi delle biblioteche: alcune voci, è innegabile, sono state più forti di altre, e non posso non ripensare alla Senatrice a vita Liliana Segre che l’anno scorso abbiamo avuto l’onore di ascoltare da questo palco. Parole che, come pietre, rimarranno nella nostra memoria per sempre.

Sono certo che con la stessa forza, le parole di Lia Levi rimarranno impresse nei nostri cuori perché testimoniare vuol dire raccontare, raccontare vuol dire trasmettere e trasmettere vuol dire insegnare. Oggi siamo chiamati allora a riflettere sulle sue parole e sulla storia della diaspora ebraica in Italia in un pomeriggio dedicato all’attualizzazione della memoria.

E proprio per andare in questa direzione, non solo per conservare ma per rendere viva la nostra storia, la nostra Amministrazione ha appena deliberato di intitolare il percorso museale sul molo Pagliari che si compone di dieci pannelli e che racconta con fotografie e materiali di archivio la vicenda di Exodus a Yehuda Arazi e Ada Sereni.

Yeruda Arazi è stato il capo degli ebrei palestinesi in Italia che conducevano le operazioni per salvare gli ebrei e portarli in Palestina mentre Ada Sereni, che aveva avuto il compito di acquistare navi per il trasporto degli ebrei in Palestina, è stata a capo dell’organizzazione per l’assistenza che seguitava a avviare i profughi in Israele.

Allo stesso modo, abbiamo deciso di intitolare “Piazza della Memoria” l’area sul molo Pagliari dove verrà installato il monumento vincitore del concorso di idee promosso dall’Autorità di Sistema Portuale.

Il prossimo anno saranno i venti anni del Premio Exodus e la nostra attenzione è già rivolta a al 2020, a questo importante traguardo. Spero e credo riusciremo a costruire una manifestazione dal respiro internazionale e dall’alto contenuto culturale tale da coinvolgere sempre di più tutta la Città e non solo.

Vi ringrazio.

Il Sindaco

Pierluigi Peracchini

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