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All'origine della Resistenza al femminile c'era la voglia di prendere in mano le proprie vite In evidenza

“Sebben che siamo donne” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello presentato a Genova.

Giovedì, 09 Maggio 2019 18:58

Il libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” ha suscitato interesse e partecipazione anche a Genova, dove è stato presentato al Circolo Arci Zenzero.

Nella Genova dove operò una SAP cittadina tutta femminile, intitolata ad Alice Noli, ed in cui una via della Val Bisagno è dedicata alle donne della Resistenza, Massimo Bisca, Presidente provinciale dell’Anpi di Genova, e Arianna Cesarone, Presidente della Sezione Anpi di San Fruttuoso, hanno ricordato la Resistenza al femminile, per molti anni taciuta tra timori e ritrosie delle donne e negazione del loro ruolo da parte della storiografia maschile. Eppure -hanno aggiunto- senza le donne, non solo le staffette e le partigiane in armi, ma anche le contadine sostenitrici e curatrici dei partigiani in montagna, la Resistenza non ce l’avrebbe mai potuta fare.
Giorgio Pagano ha letto brani di donne partigiane e resistenti protagoniste del libro, legate in particolare alla realtà di Genova, come la genovese Carmen Bisighin, partigiana di Giustizia e Libertà che, nominata Vicecommissario politico, fu degradata a magazziniere perché donna. Ma ci furono anche casi diversi, in cui la donna fu accettata nell’esercito partigiano nel nome dell’eguaglianza che prefigurava la desiderata società futura. Pagano si è soffermato anche sul ruolo delle donne contadine dell’Alta Val di Vara, sostenitrici e curatrici della Brigata Coduri, operante nella Zona operativa genovese. Molte di loro furono decisive nel far disertare una parte degli alpini della Divisione Monterosa in stanza a Riva Trigoso, che diventarono alleati dei partigiani.

Infine la risposta alla domanda: “Perché lo fecero?”. Furono mosse, ha detto Pagano citando Carmen Bisighin, da “un antifascismo istintuale” e dalla voglia di libertà, di prendere in mano la sorte delle proprie vite: “Ero una persona libera, e dunque antifascista”. E’ questa, ha concluso, la lezione perenne delle donne della Resistenza.

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