Le ultime notizie dalla Diocesi In evidenza

Ecco le ultime notizie dalla Diocesi.

Domenica, 21 Ottobre 2018 09:47

L'inizio dell'anno pastorale, di Francesco Bellotti


«Riprendiamo, anzi continuiamo un cammino. Quest’anno avrà una connotazione ben precisa. Non possiamo disattendere o far finta di non capire quello che ci dice il Signore, attraverso tre segni». Con queste parole il vescovo Luigi Ernesto Palletti ha aperto alla Spezia, nella cattedrale di Cristo Re, l’anno pastorale 2018 – 2019. Ma quali sono i tre segni ? «Il Signore ci parla innanzitutto con la parola. Il Vangelo dice: “Vieni e seguimi”. Poi ci parla col Sinodo sui giovani, che vede come tema appunto i giovani, la fede, il discernimento. Infine, un richiamo locale. Da quest’anno, la diocesi ha solo due seminaristi residenti. Una comunità religiosa dev’essere costituita da almeno tre persone. Pertanto, dopo un percorso elaborato e seguendo l’indicazione della congregazione del Clero, ci appoggiamo al seminario metropolitano di Genova. Questo è un evento della storia, che ci dice che abbiamo raggiunto un numero minimo di vocazioni». «Dio sta parlando in maniera esplicita – prosegue Palletti –. Ci chiede di intraprendere un cammino vocazionale forte. La nostra vita non si é accesa per caso, e non cammina verso il nulla. Dio ha voluto la nostra creazione e su di noi ha un progetto ben preciso... I valori umani sono importanti, ma limitati. Abbiamo bisogno di una mèta più importante, abbiamo bisogno del Regno dei cieli... Bisogna diventare veramente discepoli di Gesù. Non é sufficiente essere credenti, né praticanti – il giovane ricco del Vangelo lo era –. Essere discepoli significa anche seguire, divenire credenti che camminano col maestro. Il discepolo non può sedersi, perché il maestro non si ferma. Bisogna far crescere il dono del battesimo, camminando dietro al Signore Gesù. E’ un camminare verso il Regno, che ci rende santi. Non solo. Siamo chiamati per seguire, ma anche inviati per annunziare. Se vogliamo far crescere una comunità di discepoli, dobbiamo essere una comunità che segue e che annunzia, perché ha a cuore i fratelli. Caino, dopo aver ucciso suo fratello, risponde a Dio, che gli chiede di Abele: “Sono forse io guardiano di mio fratello?”. Anche noi, oggi, rischiamo di pensare così: “Vada all’inferno, se vuole”. Ma essere discepoli è diverso. “Amatevi gli uni gli altri”. Sono chiamato per seguire, ma anche inviato per annunziare». Questo è «il grande cammino della vocazione. Pensiamo in particolare alle vocazioni di speciale consacrazione, religiosa e sacerdozio. La Chiesa si forma con l’Eucarestia, che non scende dal cielo per mani di angeli, ma per le mani di un piccolo uomo, ordinato prete... La Chiesa deve rispondere alla sua vocazione ed aiutare gli altri a rispondere. Vedremo che cosa dirà il Sinodo dei vescovi nel documento finale. Ma sono già evidenti alcuni passi essenziali. Bisogna pregare il padrone della messe che mandi operai per la sua messe. Il Papa lo dice in modo molto familiare: bisogna pregare con insistenza. Il Vangelo arriva a dire che bisogna “importunare”. Alcuni eventi in diocesi sono finalizzati a questo: i pellegrinaggi dei primi sabati del mese, le adorazioni del giovedì. Dobbiamo pregare anche personalmente. Dopo la preghiera, il secondo passaggio vocazionale è il testimoniare. È vero che Dio può far sorgere figli di Abramo anche dalle pietre. Ma se il terreno è stato ben arato, tutto è più facile. Non bisogna essere attraenti, nel senso di dare teatrino. Questo sarebbe fare proseliti. Se sei cristiano, sei attraente. Ma devi essere visibile. Oggi c’è la tentazione dell’ invisibilità. Usiamo anche il Vangelo, a tal fine, quando citiamo il lievito, che fa crescere tutto. Il sale deve rendere saporiti i cibi. Una lampada deve fare luce su tutta la casa. La città è posta sul colle». «Bisogna poi anche accompagnare. I genitori accompagnano i figli, i catechisti accompagnano i loro gruppi... Il ministero della accompagnamento non ha un’etichetta, perché compete a tutti. Sarà poi Gesù a parlare. Ma bisogna condurre a Lui, nella catechesi, nella carità, nell’ incontro». «Questo vuole essere inizio del nostro cammino – conclude il vescovo –. Se mancano queste caratteristiche, non sarà possibile crescere insieme. Speriamo che crescano vocazioni nuove, che servano non a riempire delle nostre esigenze, ma a testimoniare insieme il Regno dei cieli». Il vescovo ha infine ricordato i tre sacerdoti morti in quest’anno – ultimo don Andrea Cappelli –, ed ha sottolineato che si tratta della prima inaugurazione di anno pastorale senza il vescovo emerito Bassano Staffieri.

Pellegrinaggio a Roverano
Sono già trascorsi sette anni dalla disastrosa alluvione che il 25 ottobre 2011 colpì con violenza inaudita la fascia di territorio che dal mare delle Cinque Terre raggiunge la Val di Vara e da lì, scavalcando l’Appennino, la media Lunigiana. Le località più colpite in Val di Vara furono Borghetto, dove si contarono diverse vittime, Brugnato e Pignone. Sono trascorsi sette anni, dicevamo, ma il ricordo di quella inaspettata tragedia è ancora vivissimo non solo nelle famiglie più direttamente colpite, ma in tutte le comunità interessate. Da allora, ogni anno, in prossimità dell’anniversario, si tengono alcune iniziative di preghiera e di riflessione. Tra quelle più significative, c’è il pellegrinaggio che dalla chiesa di Borghetto di Vara raggiunge il non lontano santuario della Madonna di Roverano, da sempre mèta spirituale della valle. Il pellegrinaggio, a ricordo delle vittime e a sostegno delle popolazioni impegnate nella ricostruzione, si ripete oggi domenica 21 ottobre. L’appuntamento per tutti i fedeli è alle 14.45 sul piazzale della chiesa parrocchiale borghettina. Di lì muoverà la processione, che, lungo il percorso dell’Aurelia, giungerà al santuario di Roverano dove, alle 17, il rettore monsignor Giorgio Rebecchi e gli altri sacerdoti presenti celebreranno la Messa in suffragio delle vittime. Al pellegrinaggio, divenuto ormai una significativa tradizione religiosa, partecipano fedeli di tutta la vallata. Altre iniziative di ricordo delle vittime e di quanto avvenuto quel giorno si tengono in questi giorni anche a Brugnato e a Pignone, oltre che nelle località più colpite delle Cinque Terre, come Vernazza e Monterosso al mare.

I cinquecento anni della confraternita di San Bernardo a Brugnato
Nella primavera del prossimo anno la città vescovile di Brugnato ospiterà l’annuale raduno regionale ligure delle confraternite. Si tratta sempre di un evento di grande intensità spirituale ed insieme culturale, come ad esempio la processione dei grandi “Cristi”, o crocefissi lignei, che in questo caso attraverserà le strade dell’antico borgo medievale brugnatese. Lo svolgimento a Brugnato del raduno regionale concluderà il programma delle celebrazioni per i cinquecento anni della confraternita locale, intitolata a San Bernardo abate, che venne fondata nel 1518. Le celebrazioni del mezzo millennio di storia della confraternita, sempre intrecciata con le vicende della città e della diocesi, sono iniziate l’altro sabato, con la Messa solenne che il vescovo Luigi Ernesto Palletti ha presieduto nell’antica cattedrale dei Santi Pietro, Lorenzo e Colombano. In questa circostanza, è stato ripristinato un rito molto antico e suggestivo: il vescovo, di fronte alla porta chiusa dell’attuale concattedrale diocesana, ha bussato con un martello ligneo, e dall’interno la porta è stata aperta, consentendo alla processione ed al popolo di entrare.
Casano, ingresso del parroco
Domenica prossima 28 ottobre alle 16, nella chiesa di San Giuseppe a Casano di Luni, ci sarà la celebrazione di ingresso del nuovo parroco padre Miguel Tuch Ajacac, della Faternità Missionaria di Maria, la congregazione che guida pastoralmente da diversi anni il santuario ortonovese del Mirteto e varie parrocchie della zona. La celebrazione sarà presieduta dal vescovo Luigi Ernesto Palletti.

La Veglia missionaria
di Giuseppe Savoca
In preparazione alla Giornata missioniaria mondiale, che si celebra domenica 21 ottobre, coordinata in diocesi dal Centro missionario, si è tenuta venerdì scorso alla Spezia, nella cattedrale di Cristo Re, la tradizionale Veglia di preghiera, presieduta dal Vescovo Luigi Ernesto Palletti. Al centro della Veglia è stata la testimonianza di Marie Claire Gegera, nata quarantotto anni anni fa a Bujumbura, capitale del Burundi. Poco più esteso della Lombardia, il Burundi è uno dei paesi più piccoli dell’Africa, con circa dieci milioni di abitanti. Situato poco sotto l’Equatore, sulle rive del lago Tanganika, e con grandi potenzialità di crescita, essendo ricco di oro, di diamanti e di uranio, risulta tuttavia fra i paesi più poveri del mondo, ed ha conosciuto violenze terribili per contrasti etnici. La maggioranza della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, e solo il cinque per cento ha accesso ad acqua potabile ed elettricità. E’ la terra dove hanno operato per oltre vent’anni due nostri sacerdoti diocesani, don Bruno Vincenzi e don Giovanni Tassano.
Marie Claire, rimasta orfana in tenera età di entrambi i genitori a causa della guerra a diciannove anni si trasferisce in Rwanda, dove studia e coordina il sostegno ai malati di Aids ricoverati in ospedale. Quando scoppiò la guerra civile nel Rwanda, e lei ha ventuno anni, inizia la sua prima esperienza come volontaria, nell’ambito della Caritas diocesana. Lo scontro fra forze governative e ribelli – Hutu e Tutsi, dal punto di vista etnico – la introduce ad esperienze molto crude, che la convincono ancor più della necessità di combattere la violenza in tutti i modi possibili. Così, nel 1996, Marie Claire giunge per la prima volta in Italia per imparare la lingua dei gesti e per la formazione degli insegnanti dei sordomuti. Tra il 1998 e il 2005 rientra in Burundi e nel Congo, dove lavora con i missionari. Lì avviene la svolta nella sua vita. Mentre prestava servizio di volontariato in un campo profughi, incontrò l’assassino di sua madre che le chiese perdono mentre stava per morire. Marie Claire dopo un giorno di riflessione e di preghiera decise di perdonarlo perché sua madre l’avrebbe fatto. Da questo incontro Marie Claire matura la sua fede e comincia ad aiutare gli altri con questo motto: ”La Carità in movimento”. Dato che aveva ricevuto tanto nella sua vita, decise di spenderla all’insegna della gratitudine ispirandosi al testo di San Giovanni: “Abbiamo conosciuto l’amore in Colui che ha dato la vita per noi, anche noi dobbiamo dare la vita per gli altri”(1 Gv, 3). La vera vendetta per Marie Claire fu il perdono. Nel 2005 torna in Italia e nel 2009 si laurea in Infermieristica presso l’università di Bari. Nel 2011 consegue il master in Emergenza infermieristica pediatrica presso l’Università di Genova. Nel 2014 ottiene il Master in Management e coordinamento Sanitario all’Università degli Studi Internazionali di Roma. Dal 2008 collabora con le suore di Madre Teresa di Calcutta. Sebbene abbia perso i genitori, vittime delle rivalità fra Hutu e Tutsi, Marie Claire conserva un grande amore per ogni etnia della sua gente, al punto da dedicare tutte le sue risorse nella costituzione di una onlus fondata a Bujumbura per sostenere le persone più disagiate. Si tratta della Aps (Associazione per la promozione della salute e dello sviluppo socio–economico). Obiettivo è quello di evitare gli errori più comuni, soprattutto quello di privare i neonati di sostanze essenziali al loro sviluppo fisico e mentale. I volontari illustrano nei villaggi i danni conseguenti alla mancanza di proteine o di determinate vitamine, e per ogni carenza vengono suggeriti quali legumi e frutti locali utilizzare, scongiurando così patologie come il kwashiorkor (bambini con la pancia gonfia) o il marasmus (assenza di massa muscolare). Fa in maniera di assicurare alle famiglie più bisognose, in modo quasi gratuito, le cure mediche. In un paese senza assistenza sanitaria quel dono può rappresentare davvero la salvezza per molte vite umane. Ora Marie Claire ha ancora un “sogno”, che spera di veder presto realtà: realizzare una scuola di sartoria a Gatumba, un villaggio molto povero, situato a circa venti chilometri da Bujumbura, al confine con il Congo. Il terreno lo ha acquistato con i propri risparmi, compreso lo spazio per un asilo, nel quale le madri possano lasciare i bambini durante le lezioni, e per una sartoria professionale dove, dopo il corso, le allieve possano lavorare su commissione, assicurando un introito alla famiglia. Progetti semplici, dunque, ma davvero concreti ed utili. Il Vescovo ha concluso la Veglia, ricordando che ogni battezzato è missionario e che “essere missionari significa annunziare il Vangelo a popoli lontani o a persone vicine”.

”Forza venite gente”
Venerdì prossimo 26 ottobre torna a Spezia, al Teatro Civico, il musical su san Francesco “Forza Venite Gente”. L’evento, promosso dal Lions club degli Ulivi e realizzato dall’associazione “Giovani in Rete”, intende sostenere una realtà di grande solidarietà, la “mensa del povero” dei frati francescani di Gaggiola. Il musical, scritto da Mario Castellacci e da Piero Palumbo, con musiche di Michele Paulicelli, ha una storia di quasi quarant’anni. Solidarietà, quindi, a braccetto con il teatro, che ci presenta la vita del “Poverello” e il suo messaggio di pace e di fraternità, sempre forte e quanto mai attuale. I biglietti sono in vendita, sino a venerdì sera, in diversi punti della città, tra cui il botteghino del Civico e le librerie Paoline.

Trigesimo di don Josè
Verrà celebrata domani lunedì 22 ottobre alle18 alla Spezia, nella chiesa salesiana di Nostra Signora della Neve, in via Garibaldi, una Messa in suffragio di don Josè De Grandis, nel trigesimo della morte. Don José è stato parroco di Nostra Signora della Neve dal 1992 al 1999. Era un uomo dal sorriso accogliente, con la battuta sempre pronta e con una cordialità innata, che sapeva portare a Dio seguendo le orme di Don Bosco. Tutti sono invitati.

Colletta alimentare
Una raccolta di generi alimentari a favore delle persone disagiate si terrà sabato prossimo 27 ottobre nei supermercati della provincia della Spezia e del Comune di Aulla. I clienti di dette strutture potranno offire generi di prima necessità, raccolti dai volontari della Caritas per rifornire l'Emporio.

Film sul Sinodo al “Don Bosco”
Per iniziativa dell’Acec, Associazione cattolica esercenti cinema, si terrà sabato 27 ottobre alla Spezia, al cinema “Don Bosco” di via Roma, a cura del cineclub “Controluce”, il terzo ed ultimo incontro del ciclo di film sul Sinodo dei giovani “Prova a prendermi – Desideri, paure e inquietudini dei giovani”. Al mattino alle 9 per le scuole ed alle 15.30 per tutti, ad ingresso gratuito, sarà proiettato il film “Tutto quello che vuoi”, con Giuliano Montaldo nella parte di attore invece che di regista. Per prenotare la proiezione scolastica è attiva la mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure il cellulare 339.2883384.

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