"Senza la Resistenza civile delle donne, i partigiani non ce la avrebbero fatta" In evidenza

Spiegata a Chiavari la "lezione di autonomia" delle donne resistenti.

Lunedì, 02 Luglio 2018 11:25

Il libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” è stato presentato a Chiavari, nella Sala della Torre Civica. Hanno portato i saluti Silvia Stanig, Vicesindaco del Comune di Chiavari, Erri Devoto, dell’associazione di cultura politica Il Bandolo, e Roberto Kasman, Presidente della Sezione Anpi di Chiavari. La Stanig ha definito “Sebben che siamo donne” un “libro prezioso, con molti ritratti di donne partigiane e resistenti che ci emozionano e hanno tanto da insegnarci, facendoci scoprire un lato della Resistenza finora nascosto”. Delle donne come “nervo scoperto” della Resistenza ha parlato anche Devoto, mentre Kasman ha ricordato il contributo di donne da lui conosciute alla Resistenza genovese e milanese. Era presente anche il partigiano Lucio Tomellino, che ha evidenziato il contributo delle donne alla Resistenza piemontese.

Donatella Alfonso, giornalista, autrice del libro “Ci chiamavano libertà”, dedicato alle partigiane liguri, ha spiegato che “per troppi anni la Resistenza è stata celebrata come fatto solo militare, tralasciando la Resistenza civile e sociale delle donne, senza la quale i partigiani non ce l’avrebbero mai fatta”. “Tante donne -ha aggiunto- sono state decisive per l’opera di assistenza e di cura, per una pentola di minestrone”. La Alfonso ha così concluso: “Erano ragazze giovanissime, diventarono partigiane e resistenti per un ideale che c’era in famiglia o per una sfida alla famiglia, o per amore di un uomo, o perchè madri, ma in tutte ci fu una voglia di autonomia, la capacità di fare la scelta morale e di assumersi una responsabilità”.

Giorgio Pagano ha raccontato la Resistenza delle staffette leggendo brani delle testimonianze rilasciate da alcune di loro, come Vega Gori e Rina Gennaro, e la Resistenza delle donne in armi leggendo la storia della levantese Vera Del Bene. Pagano si è poi soffermato sul sostegno delle contadine di Valletti e di Torza di Maissana alla Brigata Coduri, che operò nel Tigullio, ricordando le figure di Anna De Paoli di Valletti, nella cui casa fu ospitato per un certo periodo il Comando di Brigata, di Lina Cattaneo e delle altre donne di Torza che convinsero 26 alpini della Monterosa di stanza a Riva Trigoso a passare con la Coduri, nonché la figura di Irene Giusso “Violetta”, la “partigiana in pantaloni”, che fece la staffetta e, scoperta, entrò a far parte organica della Brigata.

Alfonso e Pagano hanno infine evidenziato il ruolo delle donne nell’elaborazione della Carta Costituzionale e i passi indietro nel dopoguerra, che portarono ad accantonare la loro esperienza nella Resistenza.
Pagano ha così concluso: “Rimasero radici della Resistenza delle donne che diedero frutti successivamente, a distanza di vent'anni e oltre. Il protagonismo, una volta affermatosi, non sempre prosegue in modo lineare, esistono anche i ritorni indietro, le normalizzazioni, rispetto alle quali occorre vigilare. Oggi è un momento contraddittorio. Il Parlamento, per esempio, è più ricco di donne, mentre il Governo ne è più povero. Per evitare i ritorni indietro e per proseguire il percorso di emancipazione e liberazione della donna vale ancora la lezione di autonomia delle ragazze di settant’anni fa, che è una lezione perenne”.


(Foto di Enrico Amici - repertorio)

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