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Scaramuccia racconta il 1917 alla Spezia In evidenza

di Dayla Villani - “Spezia 1917 – Rotta e rivoluzione” (Edizioni Cinque Terre) è il quarto dei cinque volumi dedicati agli anni della Prima Guerra Mondiale.

 

Il libro è il quarto capitolo della storia della Spezia nei cinque anni della Grande Guerra. Proseguendo l’analisi già svolta nei tre precedenti libri con un accurato lavoro di ricerca, vengono esaminate approfondendole, quelle che erano le condizioni in cui viveva la città nel 1917, l’anno della rivoluzione russa e della disfatta di Caporetto, due eventi che non mancano, specie il secondo, di far sentire la loro influenza sulle rive del Golfo. Non a caso, quindi, il sottotitolo si riferisce proprio a questi due avvenimenti: rotta e rivoluzione, parole di cui viene fornita anche un’originale interpretazione in chiave spezzina.
Neppure manca la descrizione del quotidiano di cento anni fa: dalla fame che era tantissima, alle proposte per incentivare lo sviluppo che molti vogliono sia incentrato sul potenziamento del porto, opzione che contrasta con gli interessi economici di alcune industrie presenti nel Golfo. In questa ottica s'inserisce la questione, mai rilevata dalla ricerca precedente, del Cantiere Orlando, un'area presso gli Stagnoni che molti vogliono sfruttare per lo sviluppo portuale, opzione che contrasta con potenti interessi.

Inoltre, se la nota saliente dell’anno precedente era stata l’angosciata ed improvvisa presa di coscienza che il nemico poteva colpire la città pur essendo questa lontana dalla linea del fuoco, ciò che nel 1917 marca negativamente gli Spezzini è la fame, una continua sensazione di pancia vuota che accomuna tutti gli abitanti del Golfo. Per la guerra le derrate alimentari si erano rarefatte più che la neve al sole. Non era questione di disponibilità economica; era proprio che il cibo mancava per tutti sì che ogni stomaco reclamava a gran voce il suo diritto ad essere riempito. Ma la richiesta non poteva essere esaudita.
Proprio questa condizione di estrema inedia e di difficoltà alimentare determina di fatto quello che succede in città.
Il Comune ha l’obbligo di provvedere alla distribuzione razionata di quel poco che c’è, ma non riesce nel compito. Non si tratta solo di inefficienza burocratica; c’entra anche il fatto che il numero della popolazione reale che deve essere nutrita è molto superiore a quella che figura residente sulla carta, la cifra sulla quale si effettuano i conteggi per la distribuzione degli alimenti. La conseguenza è che il cibo a disposizione non basta.
Così, ben presto la situazione diventa insopportabile e la fame è in continuo aumento. Alla fine è la Marina Militare a prendere in mano la situazione: prima esautorando di fatto Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale, quindi, alla fine dell’anno, facendo sciogliere l’Istituzione locale che viene sostituita da un Commissario Regio. Una conseguenza del provvedimento è che all'istante s'insabbia la questione del Cantiere Orlando che resterà nel sito occupato ancora a lungo.
I provvedimenti immediatamente assunti dal Governo, per sanare in qualche modo la situazione, suscitano giustificati sospetti sulla neutralità dell’Esecutivo, ma sta di fatto che non esiste nessuna possibilità di recupero per il Consiglio eletto dai cittadini che torneranno ad esprimere la loro volontà solo tre anni dopo.

Con la rivoluzione russa, anche Caporetto, la rovinosa rotta dell’esercito italiano, interviene con tutto il suo peso nella vita cittadina. Anche alla Spezia, come del resto in tutto il Paese, si esprime forte la solidarietà verso quanti in maniera più diretta erano stati colpiti dalla rovinosa disfatta: dai soldati al fronte alle popolazioni del Nord Est che devono sfollare, a quanti soffrivano per la guerra.
Nonostante non sia per nulla facile tirare avanti, mai gli Spezzini rifiutarono di porgere il proprio aiuto solidale a chi stava peggio di loro, così come mai ci si dimentica di contribuire a favore dell’Orfanotrofio Garibaldi. Chiunque viveva in riva della Sprugola, considerò quei bimbi sfortunati come propri figli e in nessun momento fece mancare loro il proprio appoggio.

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