I giorni della storia / 150 anni fa Garibaldi lasciava Spezia In evidenza

di Gino Ragnetti

LA SPEZIA - La mattina del 7 novembre 1862 ‒ 150 anni esatti fa ‒ Giuseppe Garibaldi dal suo letto di dolore di una camera dell'Albergo Milano, odierno Ammiragliato, telegrafava a Raffaele Rubattino, l'armatore genovese che due anni e mezzo prima gli aveva prestato i vapori Lombardo e Piemonte per l'impresa siciliana: «Dovendo andare immediatamente a Livorno potete mettere a mia disposizione un vapore? Rispondetemi. Essendo bel tempo procurate sia qui domattina il Moncalieri».

Mercoledì, 07 Novembre 2012 18:52

Era, quello, il penultimo giorno della permanenza del generale alla Spezia. Prigioniero di Sua Maestà Vittorio Emanuele II, sofferente per la ferita procuratagli il 29 agosto da una pallottola sparatagli dai bersaglieri sull'Aspromonte, era giunto con la pirofregata Duca di Genova alle 13 del primo settembre davanti al Varignano, luogo scelto per la sua detenzione.

Garibaldi era rimasto al Varignano prima come detenuto (fino al 5 ottobre, quando era stato dichiarato libero a seguito dell'amnistia concessa dal Re) e poi (fino al 22) ospite forzato a causa delle non buone condizioni di salute.

Finalmente la mattina del 22 ottobre era stato trasferito con un portafango alla Spezia dov'era stato alloggiato all'albergo Milano.

Come già al Varignano, anche qui aveva vissuto attorniato da stuoli di chirurghi, compresi numerosi luminari giunti da tutta Europa, quali l'inglese Richard Partridge, primario di chirurgia del King's College Hospital di Londra, professore di anatomia, membro del Consiglio del Regio Collegio dei chirurghi in Inghilterra, il russo Nicolai Ivanovich Pirogoff, il francese Auguste Nélaton, professore della Clinica di chirurgia di Parigi, primo chirurgo dell'équipe medica che assisteva l'imperatore Napoleone III.

Mentre Pirogoff aveva potuto rasserenare l'ambiente assicurando che né la vita né la gamba del generale correvano pericoli immediati, era stato il francese, al termine di un gran consulto cui avevano partecipato ben diciotto medici, a indicare la soluzione al problema che da quasi due mesi angustiava tutti i componenti dell'équipe medica dell'Ambulanza garibaldina: scoprire se la palla di piombo era o no ancora conficcata nel malleolo, ed eventualmente come fare ad estrarla.

Si doveva usare - disse - uno strumento da lui stesso inventato: una cannula molto esile e flessibile in cima alla quale era stato applicato un bottone di porcellana bianca e ruvida con la quale sondare la ferita. Se ci fosse stato del piombo, il lieve rumore dei due oggetti – piombo e porcellana – che cozzavano e lo sfregamento che avrebbe macchiato di grigio la porcellana, avrebbero denunciato l'esistenza e l'ubicazione del corpo estraneo.

Dopo la visita, Nélaton si era rivolto con un sorriso al ferito rincuorandolo con queste parole: "Generale, io sono felice di scongiurare la necessità dell'amputazione e il proiettile potrà essere facilmente estratto". Quindi era corso a Parigi promettendo che appena aerrivato avrebbe spedito a Pisa, dove era stato concordato di procedere all'intervento chirurgico per l'eliminazione del proiettile, un paio di quelle sonde – termine clinico "specillo" – lasciando ai suoi colleghi il compito di portare a termine l'ispezione.

Fu da quel giorno che Spezia scomparve dalle pagine dei giornali di tutto il mondo, dov'era rimasta in primissimo piano fin dall'arrivo di Garibaldi al Varignano. La stampa internazionale si nutriva infatti di tutti i dispacci che l'Agenzia Stefani trasmetteva dalla Spezia con cadenza come minimo quotidiana, perché l'opinione pubblica quanto meno dell'Europa intera e delle due Americhe era ansiosa di avere ragguagli sulle condizioni di salute del capo delle camicie rosse. Il black out di notizie scattò perché, avendo Nélaton assicurato che non c'era più pericolo, l'Ambulanza garibaldina aveva deciso di sospendere la pubblicazione giornaliera dei bollettini medici.

E così arriviamo al 7 novembre ‒ oggi, 150 anni fa ‒ con il telegramma di Garibaldi a Rubattino. Costui, a conferma dell'amicizia che da tempo lo legava all'Eroe dei due mondi, non si fece pregare e nella notte seguente il vapore richiesto si ancorò poco al largo del pontile che ancora costituiva il porto (si fa per dire) della Spezia, davanti al boschetto, all'altezza dell'odierno Centro Allende.

L'8 novembre, di buonora, Garibaldi fu portato a bordo alla chetichella per evitare di eccitare gli animi dei popolani e in quattro ore la comitiva arrivò davanti alla foce dell'Arno. Qui doppio trasbordo, prima dalla nave al fiume su una barca a remi, e poi su per l'Arno con una chiatta che in altre quattro ore toccò la terra pisana attraccando allo Scalo del carbone.

Con molta discrezione il generale fu condotto all'Albergo delle Tre donzelle dove i medici, usando le sonde mandate da Nélaton, procedettero a un ultimo controllo clinico. A fare l'esplorazione fu il professor Paolo Tassinari con l'aiuto del medico militare Giuseppe Basile, mentre il chimico francese Rousseau provvedeva ad analizzare con reagenti chimici le tracce rimaste sulla capsula di porcellana. Stabilito dov'era il proiettile, non restò che intervenire. L'operazione, eseguita senza anestesia il 22 novembre dal professor Ferdinando Zannetti, riuscì perfettamente ponendo fine a un calvario durato quasi tre mesi.

Di questo eccezionale evento, di questo anniversario ‒ il centocinquantesimo ‒ le istituzioni spezzine si sono del tuto dimenticate.

(Chi fosse interessato può trovare più ampie informazioni su questa straordinaria pagina di storia spezzina in Ottocento - Quando Spèza divenne Spezia, Accademia lunigianese di scienze "Giovanni Capellini").

(7 novembre 2012)

È GRATIS! Compila il form per ricevere via e-mail la nostra rassegna stampa.

 Gazzetta della Spezia & Provincia non riceve finanziamenti pubblici, aiutaci a migliorare il nostro servizio con una piccola donazione. GRAZIE

Autore
Vota questo articolo
(0 Voti)

Ultimi da Redazione Gazzetta della Spezia

"La manutenzione infrastrutture sia priorità nella ripartenza post emergenza" Leggi tutto
Redazione Gazzetta della Spezia
Le parole dell'assessore del comune di Aulla Giada Moretti e dell consigliere comunale Giovanni Chiodetti. Leggi tutto
Redazione Gazzetta della Spezia

Continua lettura nella stessa categoria:

Lascia un commento

Informiamo che in questo sito sono utilizzati "cookies di sessione" necessari per ottimizzare la navigazione, ma anche "cookies di analisi" per elaborare statistiche e "cookies di terze parti".Puoi avere maggiori dettagli e bloccare l’uso di tutti o solo di alcuni cookies, visionando l'informativa estesa. Se invece prosegui con la navigazione sul presente sito, è implicito che esprimi il consenso all’uso dei suddetti cookies. Leggi informativa