Cultura senza frontiere al "Liceo scientifico Pacinotti" In evidenza

Esperienza davvero unica per gli studenti delle classi quarte e quinte del liceo scientifico Pacinotti di la Spezia poter seguire le lezioni di matematica, fisica, chimica in lingua inglese tenute dalla docente americana Larissa Kunz, che ha realizzato una "first-hand teaching experience" proprio nell'istituto spezzino.

Domenica, 01 Febbraio 2015 15:13

Larissa Kunz, 21 anni si è laureata in ingegneria chimica presso il M.I.T., Massachusetts Institute of Technology, dove proseguirà gli studi per conseguire la specializzazione (Master's degree).

Il suo specifico campo d'interesse sono le fonti energetiche sia fossili che rinnovabili, ed in modo particolare i biocombustibili producibili dalle biomasse. Ha avuto rilevanti esperienze di stage, fra cui si segnalano quelle presso l'azienda petrolifera ConocoPhillips in Alaska o la BMW in Germania e, l'anno scorso, è stata impegnata in un tirocinio d'insegnamento in diversi Licei di Regensburg, Germania, presso l'omonima Università.

La docente americana ha svolto lezioni sia nella sede centrale che a Levanto e, prima che terminasse la sua esperienza, è stata intervistata dalle docenti di lingua inglese che hanno collaborato con lei:

Larissa, ora che la tua esperienza da noi sta per concludersi, potresti spiegarci brevemente qual è stato il tuo lavoro presso il Liceo Scientifico Pacinotti?
Ho tenuto lezioni in inglese su argomenti di matematica, fisica, chimica in alcune classi quarte e quinte del liceo, sia nella sede centrale che a Levanto. Per quanto riguarda la chimica ho affrontato argomenti di chimica organica dal programma oppure argomenti specifici del mio campo di ricerca, quali combustibili, plastica, polimeri. Per la fisica ho svolto lezioni su elettricità e magnetismo sia in classe che in laboratorio, con dimostrazioni simili a quelle che normalmente si propongono agli studenti del primo anno del M.I.T., o su entropia e onde nelle quarte. Nelle lezioni di matematica ho lavorato su derivate e numeri complessi, incoraggiando gli studenti ad arrivare da soli alle conclusioni e a fare le "loro" dimostrazioni, seppure guidati. Infine, ho impiegato alcune ore residue in classi non coinvolte nel progetto principale, in cui ho affiancato l'insegnante d'inglese ed ho parlato, tra l'altro, del sistema educativo americano, rispondendo alle domande degli studenti.

Quale ti sembra essere la più grande differenza tra il nostro sistema educativo e quello americano?
Il sistema americano mi sembra molto più finalizzato allo svolgimento dell'esercizio pratico: gli studenti si esercitano molto ... senza necessariamente capire ogni passaggio! (sorride). In Italia lo studio è molto più teorico: tutti devono anzitutto capire, ma non è detto che sappiano applicare la teoria alla pratica! Non è tanto una questione di carenza di laboratori, quanto il metodo: a volte la teoria non sembra sufficientemente agganciata alla risoluzione di problemi reali.

E le differenze nella scuola superiore?
Per quanto riguarda il metodo di valutazione, le verifiche scritte sono molto frequenti, 4-5 a semestre, o addirittura vi sono piccoli tests settimanali, mentre non vi sono interrogazioni orali: gli studenti tengono invece delle presentazioni su particolari argomenti che hanno approfondito. In questo modo anche i compagni sono più coinvolti, al termine possono fare domande e discutere. Un'altra differenza sono i compiti: c'è meno da studiare e ci sono più compiti scritti, pratici.

E tu come hai impostato le tue lezioni?
Da un lato ho cercato di indirizzare gli studenti verso una personale ricerca delle soluzioni ai problemi, in modo da farli arrivare il più possibile da soli alle conclusioni; dall'altro ho incoraggiato un atteggiamento di problem-solving, proponendo loro problemi concreti da affrontare, per compito o a gruppi, trattando sì anche la teoria, ma in modo non troppo formale. Mi rendevo conto che spesso, di fronte a problemi complessi che non riuscivano a risolvere, gli studenti smettevano di lavorare ed aspettavano istruzioni da me, anziché continuare a tentare di trovare altre soluzioni diverse.

Che cosa ti sembra di aver imparato da questa esperienza?
Ho imparato moltissimo circa l'insegnamento nella scuola. La maggior parte degli studenti erano motivati, persino entusiasti. Ovviamente ci sono state anche difficoltà ed è stato a volte stressante, perché mi chiedevo sempre se quello che stavo facendo fosse davvero utile! In generale comunque l'impressione è che gli studenti riuscissero a seguire ed a capire bene le lezioni, anche se in inglese. Mi sono resa conto che uno degli elementi frenanti in classe era proprio la paura di mostrare agli altri di non aver capito, per cui risultava evidente il timore a chiedere chiarimenti: non c'è nulla di male nello sbagliare se poi si moltiplicano gli sforzi per riuscire! Gli studenti che hanno veramente sfruttato quest'esperienza sono stati quelli che, pur a volte sbagliando, hanno fatto il maggior numero di domande...

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