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"Donne" di Dario Fo e Franca Rame in scena a Sesta Godano

Il 6 agosto nell'aia della corte, alle ore 21:30

A Sesta Godano, il 6 agosto nell'aia della corte, alle ore 21:30 vanno in scena le donne con "Donne, di Dario Fo e Franca Rame", magistralmente interpretate dalla Compagnia Spezzina La Corte di Bolano. Nel corso della serata saranno portati sul palcoscenico alcuni fra i più toccanti monologhi delle due celebri personalità del mondo dello spettacolo. Irriverenti e profondamente veri, i testi interpretati dalle attrici Valentina Bonati, Elisa Galloni, Assunta Rubini, dirette dalla regista Maria Grazia Chilosi, raccontano una vasta gamma di esperienze, sentimenti modi di essere. Fra i testi presentati figurano Lo Stupro, Maria alla Croce, Abbiamo tutti la stessa storia. I temi trattati sono indicati per un pubblico adulto.

I monologhi rappresentano ancora oggi un'importante sfida per il narratore che si impegna per portarli in scena. Essi richiedono un'attenzione più completa verso posture e presenza scenica dell'attore. La volontà di portare in scena lo spettacolo sposa due motivazioni di fondo. La prima è di tipo logistico per rispondere in modo coerente alle direttive previste per contenimento/prevenzione. In secondo luogo lo spettacolo fa riferimento a temi forti, che con semplicità (data da gesti, posture, toni e linguaggi) tocca degli elementi archetipi che ritroviamo espressi in molte altre opere - teatrali o letterarie.

Lo sgomento davanti al lutto di Maria alla Croce, lo si riconosce anche in Pinocchio di Collodi. Se Maria incontra l'arcangelo Gabriele e a lui si rivolge, in dialetto lombardo, dicendogli di andarsene e tornarsene nell'alto dei cieli da cui è venuto per non macchiarsi col fango e col sangue della terra, offesa per la clausola contrattuale celata al momento della stipula del patto che l'avrebbe resa "regina" (il riferimento è alla croce come trono); Pinocchio di Collodi grida al cielo, inascoltato, davanti alla tomba della fata e contro ogni regola di grammatica e di vita, al cielo si rivolge chiedendo "Fatina mia perché sei morta, Fatina mia non morire più, fatina mia ti prego rivivisci"!

I monologhi hanno quindi il pregio di portare sulla scena e all'attenzione degli spettatori il dramma del dolore, la grandezza della gioia, lo sgomento del lutto.

Questo richiama inevitabilmente l'attualità e le sue variopinte miserie. Il COVID-19 ha riportato all'ordine del giorno la nostra fragilità, fino al punto di dare una cesura netta nei tempi di ieri e quelli di oggi, con la speranza che il presente sia già fagocitato dal passato. L'occasione quindi sarà per godere di un bello spettacolo, emozionarsi nella risata, nell'orgasmo, nel pianto disperato e trovare anche lo spazio per riflettere sul quotidiano.

In funzione di contenimento/prevenzione COVID-19 per l'accesso alla platea sarà richiesta la registrazione dei dati, le sedute saranno distanziate, l'ingresso avverrà previa misurazione della temperatura.

 

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