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I giovani spezzini chiedono "Spazio" In evidenza

di Christian Chiappini

LA SPEZIA ‒ In città c'è un posto dove i ragazzi partecipano, prendono decisioni, organizzano e si assumono responsabilità proprio come fanno gli adulti. Questo posto si chiama "Lo Spazio", è un centro di Aggregazione Giovanile, finanziato dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione Carispezia, che si trova nell'Area Verde di via Lerici a Fossamastra.

Domenica, 17 Giugno 2012 19:18

Il nome, scelto dai partecipanti, richiama il desiderio di rivendicare uno "spazio" tutto loro in cui mettere a disposizione il proprio contributo e le proprie idee ma anche semplicemente socializzare, chiacchierare, ascoltare musica o guardare un film.

Il centro è gestito da Matteo Gai, Giulia Babbini e Raffaella Caso con il contributo volontario di ragazzi ai quali sono state affidate col tempo mansioni di responsabilità come l'apertura e la chiusura del centro.

Proprio nei giorni scorsi "Lo Spazio" ha festeggiato il suo primo anno di vita e il bilancio è sicuramente positivo.

Molte sono le iniziative inserite nel calendario eventi, tra le quali un corso di spagnolo, un corso di fumetto tenuto dalla spezzina Chiara Cozzani e diverse serate di musica live.

Molto interessante anche il progetto del discobus, voluto e organizzato dai ragazzi, per andare in discoteca senza far preoccupare troppo i genitori.

Prossimamente si prevede di ampliare e diversificare il servizio, di modo che all'unico tragitto attualmente proposto per il "Glamour" di Terrarossa di Aulla se ne affianchino altri con destinazione Versilia.

Non bisogna dimenticarsi poi della presenza di una delle redazioni di Radio Jeans, una radio web per la quale sono stati realizzati interviste e reportage.

Per quanto riguarda i progetti futuri, a settembre dovrebbe partire un secondo piano operativo che prevede la creazione di un servizio informativo tipo Informagiovani ma fatto e gestito interamente dai ragazzi.

Oltre a quello di Fossamastra è aperto dal 2009 un centro anche al Canaletto.

Si è voluto, in questo modo, da una parte restituire ciò che la costruzione del porto ha inevitabilmente sottratto a questi quartieri, dall'altra offrire nuove opportunità, attraverso la metodologia YEPP (Youth Empowerment Partnership Programme), per permettere ai giovani di partecipare alla vita della città, di avvicinarsi alla "politica delle cose da fare".

Noi speriamo che altri centri come questi possano nascere e diffondersi in tutta la città.

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