"Vendesi Centro Allende", la provocazione degli attivisti di "e 'sti spazi" In evidenza

Cartelli 'Vendesi' sono stati affissi al Centro Allende: "La Città è in vendita ma a beneficio di chi?"

Mercoledì, 11 Settembre 2019 11:14

Le foto dei cartelli, pubblicate sulla pagina facebook e instagram del gruppo di attivisti 'E 'sti spazi', è accompagnato da un testo che chiarisce lo scopo dell'iniziativa: "La Città è in vendita ma a beneficio di chi?

Abbiamo deciso di rompere il muro di silenzio intorno al futuro del Centro Allende e in generale degli spazi pubblici e culturali cittadini. Lo abbiamo fatto con una evidente provocazione che però non si discosta poi molto dalla realtà. La vicenda dell'Allende infatti va inserita in una strategia generale messa in campo da chi amministra e govera la città: mettere il più possibile sul mercato e tagliare "inutili" costi di gestione. Un gioco a perdere per la comunità e per il tessuto sociale e culturale cittadino".

Nei giorni scorsi il gruppo, che da qualche mese sta puntando l'attenzione sul tema degli spazi cittadini, pubblicando sul blog interessanti inchieste, si era concentrato proprio sul Centro Allende, di seguito il testo completo: 

"Dicono sarà lasciato spazio alle iniziative esterne: 10 giorni su 365.
Dicono sarà un co-working: previsti ampi stand gastronomici.
Dicono si farà cultura: a costo zero e funzionale all'indotto turistico.
Dicono sarà un percorso partecipato: ma cosa farci e come farlo è già ampiamente delineato.

Al "Centro S.Allende" abbiamo organizzato iniziative, feste, conferenze, seminari; sotto ai pini del suo parco abbiamo passato serate d'estate, visto film e ascoltato concerti. Uno spazio da recuperare ma indiscusso snodo e punto di riferimento della cittadinanza.

Con il via libera del Comune a 18 anni di concessione, invece, viene ceduto un luogo strategico per la vita culturale e associativa a una cordata di noti "capitani coraggiosi" che ha le idee molto chiare. Fare del posto una via di mezzo tra un duty free e un banco delle informazioni turistiche; una sorta di interporto a uso e consumo del turismo veloce e di massa. A due passi dal centro, dal Porto Mirabello, dalle crociere e luogo di passaggio obbligato, è pensato come una vetrina per le imprese che lavorano nel settore, per vendere e farsi pubblicità. Da luogo rivolto alle iniziative promosse da diverse anime della cittadinanza attiva, spazio dove si coltivano legami sociali e collettivi, sembra destinato a diventare un luogo "di seduzione", utile ad attirare e trattenere il passante e il turista, facendolo immergere in una tipologia di esperienza mordi e fuggi, compulsiva e individualistica.

Tutto viene esposto come se fosse normale anzi, come se fosse la soluzione migliore, più innovativa e "cool" per le nuove esigenze produttive e imprenditoriali. Il luogo dove un’intera città - per più di mezzo secolo - ha potuto incontrarsi e vivere le sue passioni sociali e politiche, si trasforma in uno spazio dove l’esperienza preponderante è quella del consumo. Il rischio che stiamo correndo è che le radici che collegano il Centro Allende alla storia di questo territorio siano recise. Che il cuore sociale della Spezia sia ceduto all’interesse privato.

Sarebbe questa la visione strategica di città? Tutto dovrebbe essere orientato a una affannata e scomposta conversione turistica funzionale all'imprenditore di turno? Pensiamo che il destino degli spazi pubblici sia quello di essere ceduti per fare profitto in cambio, forse, di qualche concerto o saltuarie concessioni?

L'Amministrazione e i capitalisti locali che stanno prendendo lo spazio hanno fatto bene i loro conti. Costa meno l'assegnazione di un posto del genere che comprarlo o affittarlo; il futuro è il turismo di massa quindi le risorse infrastrutturali cittadine (dalle banchine, ai lungomare, agli spazi strategici) devono servire a sostenerne la crescita; il centro storico, in particolare, va svuotato di tutto ciò che non risponde a questa strategia, a tutto ciò che non è valorizzabile col profitto.

Contro questo consueto uso privatistico, queste sottrazioni, queste "recinzioni" spacciate per utilità pubblica, serve una visione diversa di città e degli spazi culturali. Pretendere che questi vengano posti al centro dei nuovi processi di urbanizzazione, affermando il diritto a decidere sul loro futuro senza arrendersi a chi vorrebbe calarlo dall'alto. Ribadire il ruolo decisivo che hanno per la vita culturale e associativa quale valore di crescita indipendente da profitto e produttività. Fare in modo che siano luoghi accoglienti e accessibili in qualsiasi momento dell'anno in quanto patrimonio, fino in fondo, della comunità".

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