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Il dialetto siciliano protagonista del Premio Lerici Pea In evidenza

A vincere per la sezione dialettale “Paolo Bertolani” è il poeta, compositore e performer Biagio Guerrera.

Si apre con la sezione dialettale “Paolo Bertolani” il Premio Lerici Pea – Golfo dei Poeti 2019, che sabato 27 luglio sarà consegnato al poeta, compositore e performer siciliano Biagio Guerrera.

 

A dare il via alla cerimonia, che si terrà alle ore 21 alla Rotonda Vassallo di Lerici ad ingresso libero, saranno i saluti del Sindaco della città Leonardo Paoletti e della Presidente p.t. del Premio Lerici Pea, Lucilla Del Santo.

Dopo un ricordo di Paolo Bertolani, scrittore e poeta originario della Serra di Lerici, che fece dell’uso del dialetto della sua terra la sua cifra letteraria, Biagio Guerrera sarà protagonista di una performance poetica in cui i suoi versi verranno accompagnati dalle musiche della Pocket Poetry Orchestra, l’ensemble da lui fondato, composto da: Simona Di Gregorio (polistrumentista), Vincenzo Gangi (chitarra classica), Giovanni Arena (contrabbasso) e Riccardo Gerbino (percussioni).

Dopo questa prima parte, Guerrera si racconterà al pubblico, intervistato dal critico dialettale e saggista Manuel Cohen.

Il Premio Lerici Pea-Golfo dei Poeti, come di consuetudine, ha il patrocinio di: Regione Liguria, Comune di Lerici, Lerici Coast e Il Porto dei Piccoli Onlus.
Partner del Premio, i cantieri Sanlorenzo Yachts; sponsor: Euroguarco, Sepor, Sernav, Spigas Clienti e i Conad di Lerici e La Spezia.
Responsabile della sezione “Paolo Bertolani” è Adriana Beverini; oltre alla presidente p.t. Lucilla Del Santo, fanno parte del direttivo del premio Lerici Pea i soci Pia Spagiari e Piergino Scardigli.


Premio Lerici-Pea 2019, sezione “Paolo Bertolani”
per la poesia in dialetto a Biagio Guerrera: motivazione

L’edizione 2019 del premio Lerici-Pea “Paolo Bertolani” per la poesia in dialetto, va a Biagio Guerrera. Nato a Catania nel 1965, il poeta si è distinto nel suo percorso per una continua contaminazione tra poesia e musica, performatività e drammaturgia, canto e regia, e per un notevole impegno nella cultura catanese, come responsabile editoriale e organizzatore di rassegne di ampio rilievo internazionale, in continuo dialogo tra Occidente e Mediterraneo, Magreb e Medioriente. Figura di spicco del neo-rinascimento dialettale della Sicilia Orientale (con Salvo Basso, Renato Pennisi, Peppe Samperi ed altri) Guerrera è poeta omerico per antonomasia: in lui, persistono e ritornano le movenze dell’oralità e del canto, proprie della civiltà e della poesia occidentale, popolare, naturale o delle origini. Da un’oralità antica sembrano attingere le istanze di scrittura ritmica, incalzante e percussiva. Poesia che si fonda su un impianto narrativo, in cui una serie di iterazioni (anafore, ripetizioni, elenchi, versi ripetuti e ritorni sonori continui come nei refrain di canzoni) proprie della poesia delle origini, quella dei cantàri e quella che si rifà, per mimesi e per istinto, all’iteratività della preghiera veterotestamentaria. Accanto alla lalìa di chiara matrice orale, il lettore è chiamato a un confronto serrato con una lingua inventiva, in grado di coniare neologismi, tra recuperi filologici di lemmi desueti o culti e slittamenti di una sintassi complessa, di cultura barocca: tutta un’architettura ritmico prosodica e di costruzione dei periodi ampi e debordanti che spingono la phonè oltre l’alveo linguistico di riferimento, oltre la Koinè, ingenerando un urto contrastivo, quasi un agonismo, con l’originario bacino linguistico. Come in una cultura linguistica e letteraria stratificata, più livelli linguistici si accumulano, come ere geologiche o come variazioni minime di tonalità su pentagrammi musicali. Il risultato è una testualità a forte caratterizzazione sociolinguistica, sociale ed etica. La magniloquenza del volgar’ eloquio di memoria pasoliniana infatti, indicizza la coscienza e il moto di empietà che c’è nel mondo di relazione della natura e degli uomini. Stigmatizzando, come nello splendido testo di Petra, da contemporaneo cantastorie, la narrazione icastica della natura violenta, o incivile, dei rapporti, fissando nell’infanzia il termine di non ritorno, e nei chiodi, o nella pietra, i termini della vita e della coscienza storica immedicabili: «Pietra che taglia / Pietra che fuma che brucia / Pietra che mi ha tagliato / Pietra fissa là dove stava». (Manuel Cohen)

 

Biagio Guerrera

Nato a Catania nel 1965, ha studiato canto con Michiko Hirayama. È tra i fondatori del collettivo artistico Famiglia Sfuggita, con cui nel 1992 presenta, a Santarcangelo dei Teatri, Idda, poi inserita nella sua prima raccolta poetica dal titolo omonimo (Il Girasole, 1997). Nel 2003 partecipa alla realizzazione di Dalle sponde del mare bianco (Mesogea, 2003), insieme ai Dounia e al poeta tunisino Moncef Ghachem. Nel 2009 pubblica la sua seconda raccolta poetica, Cori niuru spacca cielu (Mesogea) e nel 2011 il CD Quelli che bruciano la frontiera (Folkstudio ethnosuoni) insieme a Moncef Ghachem e alla Pocket Poetry Orchestra, l’ensemble da lui fondato. Suoi testi sono stati pubblicati in varie riviste e antologie, in Italia e all’estero. Amàri, libro + CD, (Mesogea, 2014) è la sua ultima raccolta. Il suo interesse per la lingua siciliana lo ha portato a collaborare con il drammaturgo Carmelo Vassallo e a lavorare sui testi di Salvo Basso e Nino De Vita, firmando alcune regie tratte da opere poetiche. Svolge un’intensa attività di curatore e operatore culturale. Tra gli altri, ha collaborato con Zo Centro Culture Contemporanee, con la Fondazione Fiumara d’Arte di Antonio Presti e curato il Festival Internazionale di poesia Voci del Mondo. Attualmente è presidente e collabora alla direzione artistica dell’Associazione Musicale Etnea e del SabirFest. Le sue poesie sono state pubblicate in varie riviste e antologie in Italia e all’estero. Molto attivo anche come curatore e operatore culturale (Associazione Musicale Etnea, Festival Internazionale di poesia Voci del Mondo, Fondazione Fiumara d'Arte, SabirFest).

 

La Pocket Poetry Orchestra

Nasce nel 2007 da un’idea di Biagio Guerrera, che dà seguito e amplia l’esperienza dell’incontro poetico-musicale tra il poeta tunisino Moncef Ghachem e il gruppo italo-palestinese dei Dounia, esperienza confluita nel reading Dalle sponde del mare bianco, inciso su cd e contenuto nell’omonimo libro pubblicato nel 2003 da Mesogea. La PPO ha un organico variabile che può comprendere i quattro componenti dei Dounia (il cantante palestinese Faisal Taher, il chitarrista Vincenzo Gangi, il contrabbassista Giovanni Arena e il percussionista Riccardo Gerbino) con l’aggiunta della percussionista Marina Borgo, del polistrumentista e compositore Stefano Zorzanello, delle cantanti Matilde Politi e Simona Di Gregorio e di Biagio Guerrera, in qualità di cantante, attore e regista. Il gruppo base si compone di volta in volta, con la partecipazione di poeti e solisti ospiti, in base alle esigenze delle diverse produzioni. La PPO vuole essere un ensemble che si pone, come scopo peculiare, quello dell’indagine sonora tra musica e parola, per creare un tessuto musicale e vocale omogeneo: un flusso sonoro che possa porgere all’ascoltatore un unico suono in cui la parola del testo è completata dalla musica e mai inibita. Dopo il primo lavoro, quelli che bruciano la frontiera, su testi di Moncef Ghachem e Biagio Guerrera (Ethnosuoni 2011), nello stesso anno ha debuttato il reading con Ronny Someck ed Eyal Maoz (poeta e chitarrista israeliani). Del 2012 il Nenti sutta u suli nenti subbia, con testi di Salvo Basso, in occasione del decennale dalla morte del poeta siciliano. Del 2015 Sicilia segreta, con testi inediti dei poeti Moncef Ghachem, Jaroslaw Mikolajewski e Peter Waterhouse, video di Documenta, Carlo Lo Giudice e Raffaella Piccolo e con la partecipazione di Cochi Ponzoni.

 

Manuel Cohen

Critico, autore e saggista nato nel 1967, vive a Roma, dove si occupa prevalentemente di poesia contemporanea in lingua e in dialetto e di geocritica; dal 1995 tiene corsi di Lingua e Letteratura Italiana in Belgio, dirige l’almanacco «Punto», il trimestrale «Periferie», alcune collane di poesia, e collabora a svariate riviste tra cui «Atelier», «Letteratura e dialetti», «Poesia». Presiede il ‘Comitato centro Studi A. Serrao’, l’associazione ‘Officine’; è altresì presidente onorario del ‘Premio Turoldo’, presidente di giuria del ‘Premio internazionale Di Liegro’, membro di giuria in svariati concorsi letterari. Numerosi i saggi, editi in Italia e all’estero, interventi e recensioni apparsi in riviste, atti di convegni e miscellanee (su Baldini, Bellezza, Buffoni, Caproni, Guerra, Loi, Luzi, Neri, Volponi, Jabès, Jaccottet, Glissant, Amichai, Yehoshua.). È coautore di: L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto tra Novecento e duemila (2014); e di Baldini per me (per te, per noi), scritti di F. Loi e M. Cohen (2015), di imminente uscita il libro: Otto studi. Geocritica applicata alla poesia in dialetto. In poesia ha esordito giovanissimo con: Per mare, nota di M. Luzi, Tracce 1984, Premio Loppiano; quindi ha pubblicato: Altrove, nel folto, a c. di D. Bellezza, Ianua, Roma 1990, Premio Penne, Premio Ada Negri opera prima; Cartoline di marca, pref. di M. Raffaeli, postf. di F. Marotta, Marte 2010; Winterreise. La traversata occidentale, 1989-2009, nota di G. D’Elia, CFR 2012, Premio Franco Fortini; L’orlo, Pref. di G. Lucini, CFR, Piateda 2014, Premio Gioiosa Ionica-Don Milani per la Legalità e Premio MorlupoPoesia; Tutte le voci, Pref. di S. Ritrovato, Arcipelago Itaca, 2016. L’antologia Le voci nel folto (1984-2019), in uscita in settembre, festeggia i 35 anni di poesia edita.

Dopo la sezione “Paolo Bertolani”, sabato 28 settembre al Teatro Astoria di Lerici sarà assegnato il Premio Lerici Pea "alla Traduzione" al professor Marco Sonzogni, per il libro di Seamus Heaney "Traversare l'inverno".

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