C’è anche una Sarzana che resiste: è quella "Made in China" In evidenza

di Luca Manfredini – Soffre il commercio nel centro storico come pure soffrono le grandi aziende sulla variante Aurelia in un comune momento di crisi dove però, qualcuno, pare sopravvivere.

Mercoledì, 12 Giugno 2019 16:38

Com'è risaputo la crisi della "GranCasa" è in corso d'opera, "Faraoni" ha chiuso i battenti e i commercianti del centro si dibattono da tempo in una lunga e difficile sopravvivenza che ha già lasciato sul campo molte realtà. A triste memoria rimangono gli innumerevoli fondi sfitti con i vivaci cartelli di "Affittasi".

Una crisi ampia che abbraccia tutto il Bel Paese naturalmente, ma anche difficoltà/responsabilità specifiche conseguenti a scelte di sviluppi eccessivi al di fuori del centro storico e/o anche dal "dolce poltrire sugli allori" dei bei tempi passati.

Quelli in cui tutto funzionava da sé e non pareva necessitassero lungimiranza e "gioco di anticipo".

Ma così è se vi pare e così sarà ancora a lungo, e mentre tutti cercano di correre (tardivamente) al riparo è impossibile non notare una particolarità, una realtà diversa e funzionale che non solo regge, ma addirittura si amplia instancabile: quella dell'imprenditoria cinese.

Ben cinque i grossi supermercati presenti nella piccola realtà sarzanese, a smentire il luogo comune del "cinesino" con il piccolo ristorante o il negozietto di casalinghi, cinque grossi magazzini di "tutto e di più" a cui aggiungere: ristoranti, parrucchieri, sarti, sale gioco, concessionari d'auto, sale massaggi etc.

Una comunità che investe e cresce, quella cinese, dedita al commercio ed anche al sacrificio individuale, in quanto lavoratori instancabili e soggetti culturalmente a poche necessità e/o vizi.

Una comunità che non si nota come individui numerici, tradizionalmente "chiusa" quanto tradizionalmente gentile ed operosa.

Una comunità che nelle cronache locali appare "solo" per sequestri di materiali non corrispondenti a normative europee, parte cioè di quegli oggetti definiti da noi normalmente come "cineserie", ma non certo per fatti/eccessi più gravi come violenze, alcool, droga o furti.

Non sono pochi numericamente ma sono pochi quelli che vedi passeggiare lungo la città, sempre rispettosi e sorridenti si pongono bene ad eventuali giudizi e continuano il loro crescere produttivo e apparentemente non oppresso da qualsivoglia crisi.

"Loro" si immettono nel commercio mentre noi ne usciamo a mani vuote, "loro" acquistano i locali commerciali che noi non riusciamo più a gestire, e li mandano avanti, "loro" riescono a tenere prezzi molto più bassi rispetto ai nostri: questo è dire d'uso comune ma è anche solo constatazione e non certo colpa, parlarne è solo curiosità e approfondimento anche perché siamo "noi", volenti o nolenti, i clienti che spingono il loro crescere.

Sarzana è una piccola realtà di 22.000 e spicci abitanti ma è uno spaccato importante della società contemporanea e di quel fiorir di prosperità che pervade l'offerta cinese: i cinque grossi supermercati sopra citati quindi, ma anche i cinque-sei parrucchieri uomo/donna, le due sartorie, i tre bar, i quattro ristoranti, le quattro sale gioco, un paio di concessionarie auto e una sala massaggi.

Il tutto in evolversi rapido ed a volte anche un po' "pudicamente velato".

Mentre il "made in italy" diventa status symbol sempre più costoso e abbandonato, perdendo man mano per strada l'eccellenza e la genuinità che lo avevano contraddistinto (perché oppresso dal proprio costo economico in un mercato che non consente più di pagare materie e maestranze italiane a caro prezzo, ma obbliga a delocalizzare ed a risparmiare sui costi), arriva non più e non solamente il prodotto cinese, ma anche l'imprenditore cinese stesso.

E quando arriva nel Belpaese viene accolto e aiutato dagli altri della comunità, che lo ospitano trovandogli alloggi e persino i soldi per iniziare l'attività.

"Guanxi" viene chiamato nella società cinese il profondo sistema di relazioni e il network fitto di contatti cui un individuo può fare riferimento quando necessita di velocizzare pratiche burocratiche, ottenere informazioni importanti, ospitalità e prestiti.

Ovviamente tutto ha un prezzo e si dice che i soldi prestati con abbondanza saranno restituiti obbligatoriamente in un'unica tranche, l'intera somma tutta insieme quindi, appena disponibile. Nel frattempo sarà versato un mensile fisso il cui ammonto finale non sarà scalato dalla somma da restituire.

Un aiuto indispensabile per aprire ed uno stimolo per impegnarsi e guadagnare velocemente il più possibile per estinguere senza accumulare troppe mensilità aggiunte.

Questo in un momento in cui non solo il nostro prodotto ha perso valore, ma lo ha fatto anche e soprattutto la nostra disponibilità economica: ciò che prima era curiosità e svago ora diventa necessità, ed i bassi prezzi e la varietà dell'offerta diventano "sirene di Ulissiana memoria".

Se aggiungiamo poi che, proprio per dirla tutta, sulla qualità del prodotto non c'è poi tutta questa gran differenza tra quello "cinese cinese" e quello venduto magari in boutique sotto altri nomi/marchi ma spesso in realtà di egual origine, beh, possiamo dire che: cerchiamo il "bello e di marca" facendo finta di non conoscerne la reale provenienza e, anche un po' per "obbligo" e un po' per "colpa" lasciamo concretizzare questa grande capacità commerciale altrui.

Un aumento dell'offerta commerciale della città in ogni caso, ed una entrata a pieno titolo nel nostro tessuto sociale, seppur inizialmente ammantato di luoghi comuni e pregiudizi oramai oggi purificati.

Un esempio per tutti è l'attivismo del titolare del ristorante "La Pace" di via Cisa, il signor Chen Cha Oxia, considerato come referente della comunità cinese sarzanese che consta di circa 300 persone.

Chen è ben riconosciuto per il suo impegno sulla città e le sue iniziative, culminate in due viaggi in Cina con la precedente amministrazione per consolidare i rapporti economici tra Sarzana e primo cittadino di Wen Shang (città da 800mila abitanti) della provincia di Shandong.

Sempre grazie alla sua organizzazione la comunità sarzanese aveva festeggiato con quella cinese il 65°anniversario della nascita della Repubblica Popolare (festa nazionale in Cina) in Fortezza Firmafede, presente anche il Console e il Governatore del distretto di Liandu per siglare il gemellaggio tra Sarzana e la sua terra.

Successivamente avevano anche consegnato al sindaco Alessio Cavarra un assegno di circa 5.000 euro per aiutare le popolazioni italiane colpite dal sisma del 24 agosto 1016, e Sarzana aveva anche ospitato la mostra di dipinti e sculture a cura di un gruppo di artisti provenienti da Wuhan.

Parlare con lui è facile perché è tanta la sua loquacità, come pure la passione per la città che lo ospita da 30 anni e sin dal 1995 assapora le specialità del suo ristorante.

Gazzetta della Spezia è andata a trovarlo: "Sì, abbiamo aumentato ancora l'offerta commerciale della città e la comunità cresce e si impegna lavorando onestamente e serratamente come la nostra cultura ci ha trasmesso – ci ha spiegato nel suo italiano un po' arruffato – Siamo gente pacifica e rispettosa del territorio che ci ospita e cerchiamo sempre di aiutare e di potenziarne l'attrattività. Io per primo sono da anni che cerco di sponsorizzare la città tramite il nostro sito che la pubblicizza in Cina, oltre ai miei contatti e Associazioni".

Chen è presidente dell'Associazione Generale di commercio cinese in Italia Ovest, e di quella "Ritrovo di compaesani in Italia di Wenzhu Zeya" che raccoglie migliaia di iscritti. Cariche che gli vengono rilasciate dallo stesso Ambasciatore in Italia".

"Sarzana non può continuare a chiudere negozi perché viene meno la sua attrattiva, che deve essere assolutamente italiana – aggiunge Chen preoccupato – Bisogna aiutare i commercianti in difficoltà tramite un raggruppamento degli stessi, il Comune e anche noi commercianti cinesi. Io voglio i negozi italiani storici vivi e poter portare qui turisti cinesi a cui mostrare la bellezza di questa città, una Sarzana bella e viva dove tutti possano lavorare e vivere. E vorrei vederla prima della mia vecchiaia quando mi ritirerò nel mio Paese, dove ho già comprato il mio posto e la mia lapide"– una consuetudine cinese questa che va a sfatare un po' di leggende metropolitane: gli appartenenti della loro comunità infatti rientrano sempre in Cina ad età avanzata e/o vengono in ogni caso là tumulati.

"Sto spingendo molto verso l'amministrazione per continuare la collaborazione e poter portare qui turismo e cultura, ed ho un sogno sul Teatro degli Impavidi dove vorrei e potrei portare spettacoli cinesi da sviluppare e contaminare assieme a quelli italiani – conclude – ma al momento il Comune sembra distratto da altre problematiche e lavoriamo più su: Aulla, Villafranca, Levanto e Mulazzo. Ma insisto e attendo per lavorare su Sarzana che prediligo, come si faceva con la vecchia amministrazione".

Una comunità tradizionale e interessata al proprio vivere senza nulla imporre agli altri, poco interessata alla cittadinanza italiana e ristretta nel proprio essere, con pochissimi e disincentivati matrimoni misti e ancora soggetta a matrimoni combinati dai padri: "Una giusta tradizione perché i padri sanno ben scegliere con la loro esperienza la giusta coppia da formare, quella che secondo le nostre abitudini e cultura sarà un matrimonio indissolubile – racconta Chen nella lunga chiacchierata – Io ho sposato la donna scelta da mio padre e mio suocero, e le mie figlie avranno il loro sposo cinese, quello che sarà per la vita intera".

In aumento sul territorio nazionale le imposte erariali pagate dalle imprese cinesi, anche grazie ai controlli in aumento su fiscalità e sicurezza.

Una strada ancora da potenziare per regolarizzare al massimo il fenomeno e migliorarne l'inserimento sociale, in un Paese del resto che non brilla per rispetto di fiscalità, visti gli alti tassi di evasione registrati.

In aumento anche l'inserimento di personale italiano nei supermercati, pochi ma utili per essere valutati più di buon occhio.

A livello territoriale le loro comunità si concentrano maggiormente in Lombardia, Toscana e Veneto. I cinesi poi sono la popolazione immigrata che invia il maggior ammontare di rimesse in patria, ma anche quella che versa un'alta percentuale di tasse.

Sgravi fiscali per accogliere i loro investimenti in Italia? Sì, é vero che ci sono delle agevolazioni fiscali in cui si prevedono dei sostanziosi sgravi per quelle piccole aziende di cittadini stranieri che aprono le proprie attività in zone di città capoluogo di provincia, ma non certo la diceria dei tre-cinque anni senza nessuna tassa, o perlomeno non più oggi.

Ancora tanta la prevenzione dedicata ma le oltre 50mila imprese cinesi sul territorio e i più di 300mila residenti (con buona capacità di integrazione) smuovono un grosso giro d'affari oltre ad uno scambio di imprese e merci tra le due nazioni, un'evoluzione quindi ancora ben in essere.

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