Quando Migliarina era una piana di terreni e gli agricoltori mangiavano lo stoccafisso In evidenza

Al Negrao il ritrovo dell'Accademia del Gusto. Piatti (e ricordi) della tradizione spezzina.

Domenica, 10 Febbraio 2019 15:31

La conviviale dell’Accademia del gusto si è svolta presso l’Antica Osteria Al Negrao alla Chiappa, che da quasi settant’anni proporre una cucina tipica del tutto artigianale, in un ambiente rustico e familiare.

Il Presidente dell’Accademia del Gusto, Nicola Carozza, in apertura ha consegnato a tutti i soci le nuove spilline dell’associazione.

Gli oltre quaranta accademici presenti hanno degustato una menu all’insegna dei piatti della tradizione grazie alle proposte di Enrica e Grazia Calzetta con la supervisione ancora vigile dalla ‘mitica’ Nella Costa: frittelle di baccalà, torta di riso, sgabei e salumi; mes-ciüa, ravioli al ragù; stoccafisso in umido e in bianco; torta di mele e castagnaccio.

Durante la serata l'Accademica Enrica Lenzi ha parlato dello stoccafisso. Un ricordo che affonda nelle sue radici a Migliarina.

“I miei nonni materni Michele Melani e Carolina Ferri – ha spiegato la prof.ssa Lenzi - erano possidenti agricoltori e nell’area dove ora si trova la clinica Alma Mater e gli uffici dell’Inail avevano una casa costruita dal mio bisnonno Domenico Melani, detto Er Geo, con serre basse per coltivare ortaggi e frutta. Migliarina era una piana di prati e terreni coltivati, le case erano ancora poche. La preparazione dello stoccafisso nei grandi paioli di rame era una festa, mangiavano i miei nonni ed i tanti operai agricoltori che lavoravano le terre, lo stoccafisso era poco ed il pane tanto; non mancava la vinella, uno strizzo di vino povero che sostituiva l’acqua e aiutava gli agricoltori a sopportare la fatica giornaliera. Quando la mia famiglia si trasferì in Piazza Chiodo, il ricordo dello stoccafisso e della sua preparazione passa da mia madre Rina Melani oggi novantenne. Lo stoccafisso si comprava in piazza del Mercato oppure dall’alimentari Camorali, le pizzicherie lo tenevano in bagno in grosse vasche. Mia madre lo preparava soprattutto in bianco con cipolle, patate e verza condito con olio extravergine che veniva da Masignano, Carozzo o Levanto. Una vera delizia”.

La relazione ha avviato il dibattito accademico che ha visto interventi dell’Amm. Umberto Sommovigo, della prof.ssa Anita Majocchi, del dott. Roberto Colombo.

La conviviale si è conclusa con i calici alzati per il brindisi dedicato agli Accademici Giuseppe Celeste e Luciana Vallarino che hanno festeggiato il loro compleanno

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