I 17 lavoratori delle cooperative e il loro futuro, ma la clausola sociale? In evidenza

Prosegue in commissione la vicenda dei 17 lavoratori delle cooperative per la manutenzione del verde pubblico.

Venerdì, 14 Dicembre 2018 23:08

Seconda puntata ma non ultima, infatti vista la quantità di domande e di interventi la commissione si riaggiornerà per un terzo incontro. Stiamo parlando della vicenda dei 17 lavoratori delle cooperative legati al nuovo accordo quadro per la manutenzione del verde pubblico.

Presenti la CIS, la Maris ed i sindacati. “Noi come CIS abbiamo valutato positivamente la soluzione del distacco perché permetteva al personale di avere una tutela da parte della cooperativa nei confronti della nuova ditta - afferma Luca Demicheri (CIS) - Lo scopo sociale della cooperativa è dare lavoro a persone disabili ed in questa maniera abbiamo tutelato i lavoratori che sono con noi da 15 anni. La clausola sociale prevede che al termine dell’appalto chi è impiegato nello stesso sarà tutelato, sia esso assunto da CIS o da chiunque altro”.

Il lavoro che è stato fatto dall’amministrazione attuale, dalle aziende e dai sindacati è il massimo risultato che si poteva ottenere - afferma Fabrizio Augello (Maris) - Non dimentichiamoci che tutti i ragazzi che lavoravano prima adesso stanno lavorando ed il reddito è tutelato, compresi i ragazzi che avevano grosse difficoltà”.

Insomma stante la situazione, sia CIS che Maris si dichiarano soddisfatti di quanto ottenuto, soprattutto per i ragazzi che possono proseguire nel loro lavoro.

Al commissario Paolo Manfredini non è chiara la “posizione” della clausola sociale: “C’è un bando dove c’è una clausola sociale, voi però affermate che non ci doveva essere, però dite anche che per fortuna c’era. O ci doveva essere la clausola oppure il bando è sbagliato. Chi è che ha sollevato il problema della clausola sociale a tal punto che si è dovuti passare ad un accordo?”.

“Siamo passati da una situazione dove il verde aveva una gestione fantasiosa - afferma l’assessore Luca Piaggi - Siamo arrivati a dare il massimo contando il punto da cui eravamo partiti. Io ho sentito tutti gli attori coinvolti nella vicenda e nessuno ha sollevato un problema”.

Insomma l’assessore si ritiene soddisfatto del risultato ottenuto, ritenendo siano state salvaguardate tutte le persone coinvolte che sono all’interno di un macro appalto che domani potrà garantirle in qualche modo, stando alle sue parole.

Quindi dove sono i problemi? Due dei sindacati presenti (CGIL e CISL) sollevano il tema del perché sono stati convocati al riguardo, ad esempio Gianni Cargiolli della CGIL: “Vorrei capire perché siamo qui. Nella situazione data abbiamo fatto il miglior accordo possibile e non ho ricevuto lamentele. Se c’è un peccato originale magari è nel disciplinare di gara, dove la clausola sociale è stata inserita con la formula di rito. Forse era meglio specificare che tipologia di persone e lavoratori lavoravano in quel settore”.

Invece qualche differenza riguarda la UIL nella figura di Marco Furletti: “Non rinneghiamo l’accordo fatto ma ci sono state alterazioni. Continuo ad essere preoccupato per il futuro con il distacco, non è un elemento di garanzia per una continuità occupazionale. Io tutta questa soddisfazione in giro non l’ho avvertita”.

“Quindi c’è una clausola sociale in un bando che non vale niente - afferma il commissario Fabio Cenerini - L’altra volta ce lo ha detto Santamaria che se avesse voluto poteva anche non assumere nessuno. Non capisco perché inserire una clausola che non vale nulla, perché fare un bando se si arriva ad un accordo tra le parti?”.

“Credo che sia stato un bene che questa sera siano stati presenti i sindacati - afferma la commissaria Federica Pecunia - Ma non era in discussione l’accordo sindacale, la nostra competenza semmai era capire come siamo arrivati fino a li visto che c’era un bando in cui le aziende che gestivano prima il verde avevano segnalato 17 nominativi che dovevano rientrare nella clausola sociale. Quest’ultima una volta che viene inserita va rispettata, i 17 per noi erano quelli che andavano completamente tutelati. Che questa esperienza sia da monito, si poteva perfezionare quella clausola, come detto da Cargiolli, affinché prendesse atto che quei lavoratori erano lavoratori particolari, questa cosa potrebbe accadere di nuovo”.

Dalle parole di Maris e CIS sembrerebbe che la scelta sia stata effettuata considerando lo snodo della clausola sociale, soprattutto sul suo peso effettivo. Già perché la clausola non deve essere presa come una sorta di assicurazione sull’assunzione, deve essere interpretata.

A spiegare questo concetto ci pensa l’avvocato Stefano Carrabba: “Nell’art.50 del codice dei contratti si dice che la clausola sociale viene inserita per promuovere la stabilità occupazionale, non per garantirla. Si deve promuovere quindi la stabilità occupazionale senza dimenticare però le norme comunitarie e nazionali garantiscono la libertà d’impresa che non può essere compressa. Se arriva un’organizzazione imprenditoriale che riesce a fare lo stesso lavoro con 5 dipendenti invece che con 10, non c’è clausola sociale che tenga che possa obbligare quell’impresa a prenderli tutti e 10”.

Insomma la clausola c’è ed è stata inserita, questo però non garantirebbe un’occupazione tout court, andrebbe interpretata e seguita da una trattativa. La soddisfazione che emerge per l’accordo stipulato è legata quindi ai limiti che porrebbe la clausola sociale stessa.

 

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