"L'infermiere di famiglia era nell'agenda di tutti i candidati sindaco alla Spezia, che fine ha fatto?" In evidenza

L'OPI (Ordine Professioni Infermieristiche) sottolinea l'importanza di questa figura e sgombra il campo da alcuni timori.

Venerdì, 23 Febbraio 2018 11:01
Giovedì 22 febbraio si è svolto, nella sede dell'Ordine Professioni Infermieristiche (OPI, che era fino al 15 febbraio noto come IPASVI) di Via Taviani, un convegno, inserito nel sistema nazionale ECM con 7 crediti formativi e dedicato al ruolo dell'Infermiere di famiglia e di comunità.
Hanno relazionato Antonella Fretto, Emanuele Simani e Benedetta Eguez. I primi due sono i protagonisti di reali esperienze professionali dedicate a questo ruolo: Fretto è infatti infermiera di famiglia in Val Tebbia, nell'entroterra genovese; e Simani opera come infermiere della medicina di iniziativa della Regione Toscana nella zona di Carrara.

Intorno alla figura dell'infermiere di famiglia si sviluppa da tempo un dibattito troppo teorico. Proprio oggi su Il Secolo XIX leggiamo l'articolo dedicato al progetto ''meglio a casa'', che sovvenziona un mese di assistenza badanti per persone in difficoltà. Questo è comunque un segnale positivo, perchè dimostra attenzione al problema di pazienti che a casa non sono autosufficienti. Ma è evidente che se il progetto comprende solo le badanti, non è certamente un progetto che mira a fornire una assistenza professionale. E' inutile continuare a girare intorno ai problemi: l'assistenza domiciliare è preziosa, funziona anche nello Spezzino ed infatti in ASL 5 esiste, ma l'infermiere di famiglia potrebbe andare molto oltre, come ha dimostrato l'esperienza di altre Regioni (dal Friuli alla Lombardia, al Piemonte; o come avviene in zone ancora troppo limitate della Liguria).

E' completamente inutile continuare a lamentare difficoltà nei pronto soccorso intasati e nelle sempre scarse dotazioni di posti letto ospedalieri, se poi non si fa nulla per tenere a casa quei malati cronici che potrebbero, una volta assistiti a 360 gradi, restare al loro domicilio, con vantaggi enormi per loro (sul piano del conforto, degli affetti, delle abitudini) e dei costi sociali, visto che un giorno di ricovero in ospedale comporta cifre pazzesche.
Si parla da decenni di infezioni ospedaliere (lo scorso anno oltre 7mila i morti per questo tipo di complicanze terribile), e poi non si lavora abbastanza sul piano strategico per evitare di ospedalizzare chi potrebbe restarsene -assistito!- a casa sua.

Chi non è a favore faccia outing e dica perchè: non vogliamo polemizzare con nessuno,ma va chiarito che non si è mai pensato, nè proposto di sostituire il medico di famiglia che resta saldo al suo posto, ma che sempre meno fa visite al domicilio, e questo è noto a tutti (per cause anche indipendenti dalla volontà del medico).

A maggio 2017 la figura dell'infermiere di famiglia era nell'agenda politica di tutti i candidati alla poltrona di Sindaco della nostra città, presenti il 31 maggio nella nostra sede, ben informati dall'allora Presidente Francesco Falli con dati, numeri e riferimenti normativi, ancora attuali ed ancora a disposizione di chiunque sul nostro sito.

Da allora non ci sono stati più segnali: se qualcuno è interessato, può battere un colpo.
Questa nostra nota coincide con una giornata importante per la professione, quella dello sciopero nazionale organizzato da alcune sigle sindacali di categoria per rivendicare l'importanza del ruolo che non è certamente recepita - lo dimostra questo nostro intervento- per quanto vale e per quanto potenzialmente può valere, nell'interesse del cittadino fragile.

Il Consiglio Direttivo Ordine degli Infermieri OPI La Spezia.

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