Opere incompiute, Deiva Sviluppo dovrà risarcire quasi 900 milioni di euro In evidenza

I giudici della Corte dei Conti della Liguria hanno condannato al risarcimento di oltre 877 mila euro gli amministratori della società Deiva Sviluppo spa e l'ex sindaco Ettore Berni.

Martedì, 26 Maggio 2015 19:13
 Il legale rappresentante della società, Giambruni Emilio dovrà rispondere di oltre 658 mila euro, mentre di membri del consiglio di amministrazione Giovanni Bruno e Sergio Mantovani, dovranno risarcire oltre 87 mila euro ciascuno e Vittorio Rezzano, invece, 43 mila euro.

L'allora sindaco è stato condannato al pagamento in via sussidiaria del 50% del danno, ovvero 438 mila euro. Secondo la magistratura contabile, la società, controllata al 95% dal comune di Deiva Marina (Spezia) e al 5% dalla Camera di Commercio della Spezia, avrebbe indebitamente utilizzato un contributo comunitario di 877 mila euro, distraendolo dalla destinazione per la quale era stato assegnato dalla Regione Liguria.

Il contributo era stato concesso dalla Regione per il progetto integrato Agorà, relativo a un miglioramento complessivo del fronte mare di Deiva Marina, per la realizzazione di una piazza con centro informativo, un'agorà per gli spettacoli e la passeggiata a mare. Il finanziamento, che complessivamente ammontava a 1 milione e 700 mila euro, era finalizzato alla realizzazione delle opere, da consegnare tassativamente entro il giugno del 2009.

Nel 2010, la Regione ha revocato il contributo, chiedendo la restituzione, in quanto le opere non erano state realizzate: del progetto erano stati completati solo 70 metri su 200 della passeggiata a mare. Il Comune e Devia Sviluppo, nel 2005, avevano costituito proprio per la realizzazione dei lavori la società di trasformazione urbana 'Deiva Marina Waterfront alla quale Deiva Sviluppo doveva girare il contributo regionale. Cosa mai avvenuta.

Per i giudici, i membri del consiglio di amministrazione hanno tenuto "comportamento commissivo e omissivo, cosciente e volontario". Per la procura contabile era responsabile anche l'allora sindaco, in quanto non "avrebbe attuato tutte le azioni necessarie per evitare il danno". Una tesi accolta dai magistrati.

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