La memoria di Fincantieri nelle mani dei detenuti In evidenza

di Niccolò Re - La Fondazione Fincantieri, nata nel 2008, sta portando avanti da qualche anno un impegnativo lavoro di archiviazione del materiale documentale conservato presso l'Archivio Storico del Muggiano. Documenti cartacei (circa 1 milione), materiale fotografico (60mila pezzi) e audiviosivo (un centinaio di "pizze").

Giovedì, 05 Dicembre 2013 15:21

Oltre alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio storico-culturale dell'azienda, alla "promozione della cultura d'impresa, attraverso il suo racconto", come affermato dalla dott.ssa Susanna Ognibene, Archivista della Fondazione, l'istituzione ha tra le sue mission anche il sostegno ad attività con finalità sociali. Così, in linea con questi valori e obbiettivi, è stato avviato il progetto "Il Muro di Carta – Archivi digitali all'interno del carcere", realizzato in collaborazione con la Casa Circondariale della Spezia e la società "Il Golfo srl", nata nella primavera del 2011 e, a seguito di una convenzione stipulata con il carcere spezzino, impegnata in diversi progetti dedicati alla formazione e all'impiego dei detenuti. Presentato giovedì mattina al Muggiano alla presenza delle autorità cittadine e del Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, "Il Muro di Carta" prevede la digitalizzazione da parte dei detenuti lavoratori di parte del fondo fotografico dello stabilimento Fincantieri spezzino: immagini del cantiere, di navi civili e militari, di mezzi meccanici e cerimonie. All'opera, da circa un mese, una decina di persone (e va messo in contro un po' di turn over: piacevole causa, la fine della pena). Quasi 6500 le fotografie consegnate finora al regno dell'immaterialità e alla vita eterna. "I detenuti lavorano molto velocemente, molto più di noi – ha scherzato l'archeologa e archivista Ognibene – Questo primo step prevede la digitalizzazione di 25000 fotografie. È una delicata operazione di grande valore culturale, come conferma anche la sottoposizione del nostro archivio da parte della Soprintendenza Archivistica per la Liguria a vincolo di tutela per il notevole interesse storico". Lavoratori veloci, mai furbetti, veri stakanovisti, forse anche per la gioia di sentirsi utili e scacciare i demoni dell'ozio carcerario, un male di cui in Italia ci si è accorti troppo tardi, credendo o accettando di credere che reclusione e inattività rivestissero di per sé una qualche valenza riabilitativa e di reinserimento. E i detenuti sotto contratto – proprio come gli uomini liberi – sono anche convenienti, per i consistenti sgravi fiscali e contributivi a cui vanno incontro le società che si impegnano in progetti di lavoro in carcere, come appunto "Il Golfo", realtà giovane ma già distintasi per i servizi di digitalizzazione offerti a importanti aziende della provincia quali Contship e Tarros, nonché per la realizzazione del progetto multimediale "Lo Scrigno della Memoria", raccolta di tutta la documentazione inerente le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia alla Spezia e Provincia commissionata dalla Prefettura. Dignità, lavoro, efficienza e cultura. Niente beneficenza, né passerelle. "Il Muro di carta" dimostra come l'impresa – in questo caso Fincantieri, con la sua Fondazione – sia ben capace di assumersi importanti responsabilità sociali per il bene di soggetti deboli e, logico riflesso, di tutta la comunità.

 

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