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Non solo contagi negli ospedali spezzini: "Mia madre derubata di tutti i suoi averi"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di denuncia.

"Lunedì 4 gennaio mia madre è stata portata al pronto soccorso dell'ospedale Sant'Andrea per un piccolo malore. È una signora di 88 anni ben portati, vive ancora da sola e, per paura del Coronavirus, non usciva dalla sua casa da circa un anno. Sottoposta subito a tampone, è risultata negativa.

Ricoverata per accertamenti nel reparto di Medicina C, reparto Covid-free, mia madre ha contratto il virus dopo soli due giorni. Il 6 gennaio, alle 4 del mattino, in modo rocambolesco è stata svegliata e trasferita all'ospedale di Sarzana nel reparto Covid di Cardiologia. In assenza di posti letto, è stata collocata in una cameretta di Urologia.

Nella giornata dell'Epifania, com'era prevedibile, nessuno l'ha considerata ed io mi sono chiesta perché fosse stata spaventata in piena notte con un trasferimento-lampo, quando avrebbe potuto essere informata ed incoraggiata circa la necessità di cambiare ospedale. Il 7 gennaio mia madre è stata visitata, sottoposta ad esami e ritenuta in condizioni di salute accettabili per essere dimessa e curata a casa.

Qui è arrivata nel pomeriggio di venerdì 8 gennaio, derubata di tutti i suoi averi. Al momento del ricovero in Medicina C, io avevo consegnato personalmente due borse ad un'infermiera, su ciascuna borsa avevo spillato un cartoncino con nome e cognome della paziente. La borsa "povera", contenente soltanto la biancheria intima di mia madre, è tornata a casa. La borsa "ricca", che avevo riempito di biancheria da bagno, da letto e da colazione, è sparita.

Asciugamani di Bellora, di Blumarine, teli e tovagliette ricamati a mano, canovacci in puro lino, tovaglioli di Maisons du Monde e perfino un pacco di assorbenti si sono volatilizzati. Ed è scomparsa anche la borsa, una shopper blu con manici color rosso bordeaux. Oltre al danno economico (che supera i 700 euro), mia madre ha subìto un oltraggio che non posso tacere.

Impossessarsi del bagaglio di una nonnina ammalata, inerme, magari addormentata, è un reato e soprattutto un gesto ignobile. La Spezia merita un ospedale nuovo ma, prima ancora, persone nuove nei reparti, professionisti per i quali il rispetto della deontologia professionale non sia un obbligo, ma un istinto naturale. Esistono gli angeli delle corsie e sono la maggior parte, ma esistono anche teste di rapa che vanno isolate.

Sono le ruberie, grandi e piccole, che hanno ridotto la sanità spezzina ad un teatrino. Sono spariti i soldi per la costruzione di un nosocomio dignitoso, ma non solo.

Abbiamo avuto un primario di Oculistica condannato, perché rubava i cristallini dal reparto ed eseguiva interventi chirurgici in una struttura privata. Abbiamo avuto un dirigente amministrativo siciliano, condannato, che ha preteso con metodo mafioso di acquistare le porte per la Radioterapia a Catania, quando le stesse porte erano già state progettate (a costo zero) da un eccellente fisico nucleare che lavora alle dipendenze della Asl.

Abbiamo avuto corrotti, corruttori, gentaglia come quell'alto funzionario che si fece portare in ufficio, davanti a tutti, una fornitura di vini per un anno. Qualcosa andò storto, alcune damigiane si ruppero ed io, giovane cronista, mi trovai nell'atrio di via XXIV Maggio davanti ad una cascata di vino rosso che scendeva come un fiume in piena dalla tromba delle scale, investendo pazienti, impiegati, le mie scarpe nuove.

Molto sta cambiando nella nostra sanità. Io ho fiducia nelle nuove generazioni, per esempio negli infermieri laureati che, in tanti casi, non hanno avuto accesso alla facoltà di Medicina per insensati test di ingresso, dove viene ancora domandato chi fosse il primo marito di Marilyn Monroe! Ma so che, in tutte le categorie professionali, esistono i cialtroni. E questi vanno isolati, segnalati, cacciati via a pedate. Non è "fare la spia", ma tutelare i malati e proteggere il buon nome di un'équipe.

La persona che ha derubato mia madre non poteva arrivare da fuori, perché anche nei reparti Covid-free in questo momento nessuno può entrare. Nel corso della settimana - chi mi conosce può immaginarlo - ho dato mance ai soccorritori, ho portato caffè alle operatrici socio-assistenziali, ho espresso gratitudine a tutti. Sono stata ripagata così. Ma resto fortunata: mi hanno ridato la mamma, con il Covid ma ancora peperina!".

Manuela Vanoli

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