Alienazione di Piazza Spallanzani a Porto Venere: ecco la decisione della Soprintendenza In evidenza

Le motivazioni e i possibili scenari futuri.

Giovedì, 07 Gennaio 2021 16:08

 

E’ pervenuta rapidamente la risposta della Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Genova (nota prot. n. 105 del 7 gennaio 2021) all’istanza inviata (2 gennaio 2021) dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico odv per inibire l’alienazione di centoquattro metri quadri di Piazza Spallanzani, all’incrocio fra Via Vittoria e Via Colonna, nel centro storico di Porto Venere, inseriti nell’aggiornamento del piano delle alienazioni immobiliari e delle valorizzazioni 2021-2023, approvato dal Consiglio comunale con la deliberazione n. 58 del 22 dicembre 2020.

L’affare salta, per ora.

La Soprintendenza genovese è stata chiarissima: “Trattandosi di immobili di proprietà pubblica aventi più di settanta anni, tali beni sono sottoposti ope legis alle disposizioni di tutela del D. Lgs. 42/2004 Parte Seconda ‘Beni Culturali’.

Infatti secondo il combinato disposto degli articoli 10 c. 1 e 12 c.1 del D. Lgs. 42/2004, le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle Regioni, ad altri Enti pubblici territoriali nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro – che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni – sono sottoposte alle disposizioni di tutela del patrimonio culturale fino a quando non sia stata effettuata la verifica dell’interesse culturale di cui all’art. 12 c.2.

Fino alla conclusione del procedimento di verifica previsto dall’art. 12 i beni sono inalienabili.

Se il procedimento di verifica si conclude con esito negativo, gli immobili divengono liberamente alienabili ai fini del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Al contrario, se la verifica si conclude con l’accertamento dell’interesse artistico, storico o etnoantropologico l’alienazione del bene è subordinata all’autorizzazione ministeriale disciplinata dall’art. 55 del D. Lgs. 42/2004. Nel caso, infine, venga accertato l’interesse archeologico permarrebbe l’inalienabilità del bene immobile”.

Non solo, “Nel caso ... (il, n.d.r.) Comune intendesse procedere a verificare tali aree, la verifica dovrà essere estesa all’intera via o all’intero sistema viario del borgo, al fine di compiere un’unica valutazione ad una scala adeguata, evitando più verifiche dilazionate nel tempo di porzioni di per sé poco significative, in un’ottica di razionalizzazione dei procedimenti a carico delle amministrazioni coinvolte”.

L’acquirente dovrà attendere e, forse, invano. Si tratta della Locanda di San Pietro, piccolo hotel a cinque stelle (28 camere, di cui 5 suites) attualmente in corso di ristrutturazione, così come forse non servirà nemmeno la stima di 46.800,00 euro, effettuata da una libera professionista incaricata.

Meno di 50 mila euro per un pezzetto di centro storico, tutelato con vincolo paesaggistico e vincolo culturale (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), rientrante dal 1997 nel sito Unesco di Porto Venere, delle Cinque Terre e delle Isole (Palmaria, Tino, Tinetto).

Un vero affare, però senza far i conti con l’oste.

Infatti, la Piazza Spallanzani con le sue pertinenze, così come l’intero centro storico, è un bene culturale (artt. 10 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e, in assenza di dichiarazione di inesistenza del valore culturale da parte dei competenti organi del Ministero per i Beni e Attività Culturali e il Turismo, non può perdere l’utilizzo pubblico e subire variazioni d’uso, immediatamente conseguenti all’alienazione a un soggetto imprenditoriale privato.

L’associazione ecologista Gruppo d’intervento Giuridico odv, su segnalazione di residenti, aveva inviato una specifica istanza finalizzata all’annullamento in via di autotutela della deliberazione consiliare finalizzata all’alienazione e all’adozione di provvedimenti di inibizione della perdita del valore di bene culturale al Ministero per i Beni e Attività Culturali e il Turismo, alla Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Genova, al Comune di Porto Venere e, per opportuna conoscenza, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di La Spezia.

Analoga situazione, “perchè tanto il Comune non avrebbe risorse adeguate per mantenerlo”, magari si verificherà in futuro anche per parti più o meno grandi dell’Isola Palmaria, acquisita in gran parte al Comune di Porto Venere dalla Marina Militare nel febbraio 2020 e tuttora a rischio speculazione.

Uno scenario da evitare assolutamente e ci sono gli strumenti per farlo, perché siamo in uno Stato di diritto, non in una repubblica delle banane.

 

Stefano Deliperi
per il Gruppo d’Intervento Giuridico odv

 

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