Altro che eroi, l’indennità degli infermieri è di 4,13 euro lordi al giorno In evidenza

Il vicepresidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche fa il punto sulle difficoltà dell’emergenza: “Contratti nazionali fermi al 1989, situazione che grida vendetta”.

Martedì, 26 Maggio 2020 18:32

4,13 euro a presenza. È questa l’indennità che ricevono gli “eroi della sanità”, nello specifico gli infermieri che lavorano in sala operatoria e in rianimazione, osannati da tutti per il loro impegno quanto trascurati da anni a livello economico.

I numeri li ha snocciolati il vicepresidente dell’Ordine delle professioni infermiestiche della Spezia (OPI) Francesco Falli, che in una seduta online della commissione comunale sulla sanità ha descritto le principali difficoltà incontrate dal personale sanitario durante l’emergenza coronavirus. Una serie di punti critici del sistema sanitario che non sono nati con l’epidemia, ma che al contrario si trascinano irrisolti da molti anni, e che l’emergenza ha messo ulteriormente in luce.

Tra questi anche il problema della retribuzione: “Gli infermieri che lavorano in sala operatoria e in rianimazione appartengono allo stesso ambito contrattuale, che si chiama area critica di emergenza, e ricevono la straordinaria indennità di 4,13 euro lordi a presenza. Quelli che lavorano in malattie infettive arrivano a 5 euro a turno. Questo perché i contratti nazionali sono fermi al 1989: è una situazione che grida vendetta, quelli che vengono chiamati eroi della sanità in realtà sono sottopagati”.

Altro tasto dolente, anche alla Spezia, è quello delle dotazioni organiche, non solo per la quantità ma anche per l’idoneità al ruolo del personale. A causa del blocco di pensioni, turnover e contratti, infatti, l’età media si è alzata vertiginosamente, tanto che molti degli infermieri oggi in servizio, ad esempio con età pari o superiore a 60 anni, usufruiscono della legge 104 e hanno limitazioni sullo svolgimento di specifiche mansioni e dei turni notturni. “Questa è una situazione che purtroppo riguarda tutta Italia – ha precisato Falli – Alla Spezia, per rimanere in ambito locale, si è svolto un concorso pubblico per infermieri nel lontano 2006, poi soltanto dopo 11 anni è arrivato il concorsone del 2017”.

Il piatto piange anche sul versante del pluriannunciato bonus da 1.000 euro che dovrebbe arrivare nelle tasche degli infermieri: “Era stato inserito nel decreto del governo e confermato nella seconda stesura, poi nel decreto Rilancio è scomparso – fa notare il vicepresidente dell’OPI – E nelle nostre buste paga finora non si è visto nemmeno quanto annunciato dalla Regione. Soltanto coloro che hanno lavorato per tutto il mese di marzo hanno ricevuto 100 euro”.

Tra sanità pubblica e privata gli infermieri contagiati, tra i 2.080 iscritti all’OPI della Spezia, sono risultati circa una cinquantina, ma si tratta di una cifra da prendere con le pinze. “Il dato potrebbe essere parziale perché ci sono anche persone che hanno voluto celare questa situazione – ha sottolineato Falli – C’è stato chi si è astenuto dal lavoro ma non si è sentito di comunicare apertamente la sua condizione”.

Tra le mancanze del sistema sanitario ci sarebbe anche quella dello scarso utilizzo dell’infermiere di famiglia, che secondo Falli “ha incentivato la confusione gestionale durante l’emergenza”. Per fortuna la professionalità e l’impegno di tutto il personale, compreso quello infermieristico, sono stati una garanzia durante le fasi più buie dell'epidemia. “Avevo fatto delle previsioni più pessimistiche – ha aggiunto Falli – Pensavo che avremmo fatto molta più fatica a gestire le attività, invece c’è stata una risposta eccezionale da parte degli operatori di qualsiasi qualifica”.

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