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Porto della Spezia, Pisano: "Guardiamo al futuro con forte preoccupazione" In evidenza

Intervista al presidente dell’Associazione nazionale dei centri di assistenza doganale Bruno Pisano.

"Un bilancio definitivo potremo farlo nei prossimi mesi ma la tendenza è evidente e ovviamente molto preoccupante", così si potrebbe riassumere la situazione ad oggi, dopo una settimana decisiva per l'Italia e nel pieno di un periodo che avrà ripescussioni economiche per moltissimo tempo, nei più svariati settori. Le parole usate da Bruno Pisano, presidente dell’Associazione nazionale dei centri di assistenza doganale, che abbiamo intervistato, descrivono un quadro grave, ma dove è indispensabile non perdere il controllo, la calma e il buon senso: ora, per prima cosa, è necessario salvaguardare la salute.

E' già possibile stimare numeri alla mano un impatto dell'emergenza coronavirus sul traffico logistico portuale?
Ad oggi non è possibile avere numeri certi, anche se i segnali in senso negativo sono già evidenti.
Il traffico in export ha in qualche modo retto perchè le Aziende nazionali, di fronte al rischio chiusura, hanno cercato di anticipare le spedizioni, un po' come succede prima dei periodi feriali. Immaginiamo quindi a breve, e purtroppo già abbiamo i primi segnali, di registrare un crollo dei flussi.

Per quanto riguarda l'import ricordo che il nostro porto riceve per circa la metà dei suoi volumi merce dalla Cina quindi, dopo i primi mesi dell'anno in cui i numeri erano in linea con le previsioni, l'inizio del Capodanno cinese e la successiva esplosione del coronavirus, hanno fermato la produzione con le conseguenze a tutti note, cancellazione delle partenze di diverse navi e diminuzione drastica del numero di contenitori in arrivo alla Spezia. Un bilancio definitivo potremo farlo nei prossimi mesi ma la tendenza è evidente e ovviamente molto preoccupante.

Quali sono i problemi concreti che ha riscontrato come imprenditore con clienti, dipendenti e fornitori?
Gli ultimi provvedimenti del Governo hanno sicuramente aumentato, in tutte le persone, la consapevolezza della gravità della situazione. Al di là della personale percezione del rischio di ognuno, quindi delle priorità del momento, tutti, clienti, dipendenti, fornitori, consapevoli delle problematiche nel gestire la situazione hanno un atteggiamento più paziente e comprensivo nei confronti delle difficoltà degli altri.

In una situazione generalizzata di questo tipo ovviamente esistono le eccezioni, ossia chi vede solo il proprio rischio ed assume atteggiamenti che mettono in difficoltà gli altri.
Credo che in questo momento sia importante, per quanto possibile, non perdere il controllo, la pazienza ed il buon senso, è ciò che chiediamo a tutti i nostri Collaboratori e in generale abbiamo ottime risposte.

E' importante che tutti capiscano che dobbiamo prioritariamente salvaguardare la salute fisica delle persone ma anche, immediatamente dopo, la loro salute economica perchè questa emergenza passerà, ne siamo tutti ragionevolmente certi, ma inevitabilmente porterà conseguenze e problemi sulle attività economiche del nostro sistema , locale e nazionale, e anche con i comportamenti di oggi, sia dei singoli che di chi ci governa, dobbiamo evitare azioni che portino a conseguenze irreparabili.

L'emergenza coronavirus ha creato difficoltà soltanto con merci provenienti/destinate in Cina oppure con tutte le direttrici?
Ovviamente per quanto riguarda l'import il coronavirus ha impattato principalmente sul traffico dalla Cina. Per quanto riguarda l'export su tutte le direttrici, sia per la mancanza di approvvigionamenti dalla Cina che per la situazione che si è venuta a creare in Italia, con blocchi o rallentamenti nella produzione che, in un Paese esportatore come il nostro, coinvolge e coinvolgerà pesantemente le Aziende che vendono i loro prodotti in tutto il mondo.

Ci sono posti di lavoro a rischio?
La domanda è diretta e quasi brutale. Evidentemente la situazione di difficoltà, il calo dei traffici, i dubbi sui tempi e sulle conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Più che tracciare bilanci pessimistici e scenari deprimenti, mi piace però parlare in questo momento di come le Aziende e le persone che operano nel nostro settore non si stiano facendo paralizzare dalla paura e dalle preoccupazioni per un futuro tutto da decifrare ma abbiano moltiplicato i loro sforzi, nelle difficoltà del momento, per continuare a mantenere alti i livelli di efficienza del nostro Porto.

L'esempio più evidente è la diffusione dello "smartworking" che solo sino a qualche tempo fa veniva visto con scetticismo nel nostro mondo perchè la necessità di gestire documentazione, attività frontali presso gli uffici portuali, doganali, sanitari o presso altri organi di controllo o governo del porto rendeva indispensabile la presenza fisica nei luoghi di lavoro.
Oggi degli oltre 500 posti di lavoro che rappresenta alla Spezia il nostro settore, circa un terzo degli addetti opera in smartworking e questo rappresenta un risultato eccezionale se si tiene conto che le attività sono state organizzate in pochissimi giorni, praticamente senza preparazione, in una situazione di difficoltà oggettiva. Un'ulteriore prova della flessibilità, della predisposizione all'innovazione e dell'efficienza del cluster portuale.

Questo cambio di mentalità e di approccio ai servizi, sta permettendo a tantissime aziende del nostro settore di far lavorare da casa molti dipendenti che con disponibilità e pazienza stanno ridisegnando un nuovo modello operativo che, mi piace pensare, possa rappresentare un aiuto decisivo di fronte alle difficoltà post emergenza che dovremo affrontare.

Se l'emergenza e le relative misure restrittive dovessero continuare anche nei prossimi mesi, quali saranno le conseguenze sul mondo degli spedizionieri?
Ovviamente per tutto il Paese ed in particolare per il nostro settore, questa è una corsa contro il tempo, i grandi sacrifici che Aziende e lavoratori stanno sostenendo non possono essere sopportati all'infinito.

L'auspicio è che gli enormi sforzi di questo momento permettano di accorciare il periodo di emergenza ed a contenerlo entro tempi inferiori rispetto alle capacità di resistenza delle Aziende.
Se i tempi dovessero allungarsi le conseguenze sono facilmente immaginabili e, soprattutto per una città come La Spezia, potrebbero essere particolarmente negative vista l'importanza, il numero di posti di lavoro ed il fatturato diretto ed indotto che il comparto degli spedizionieri rappresenta.

Quali sono le misure che le Istituzioni potrebbero mettere in campo per aiutarvi in questa fase di emergenza?
Sono state avviate le iniziative per la cassa integrazione in deroga che come primo intervento sono sicuramente valide, altre misure riguardano la possibilità di posticipare i versamenti contributivi e fiscali per le Aziende e anche dei diritti doganali per chi importa.

Gli interventi di carattere fiscale sono importanti in questa prima fase e lo saranno anche in futuro, forse si dovrebbe pensare oltre che a misure finalizzate a dilazionare i pagamenti ad esenzioni totali, penso ad Aziende chiamate a sospendere le attività o a ridurle al minimo.
Credo però che oltre alle iniziative fiscali, di fondamentale importanza per affrontare l'emergenza, si debba anche guardare avanti e pensare anche a supporti indispensabili nel contingente ma soprattutto in futuro.

Riprendo a titolo di esempio il tema dello "smartworking", il lavoro flessibile potrebbe essere un grande strumento di aiuto ed opportunità , una possibilità che si sta concretizzando grazie al salto culturale che obbliga a passare dal concetto di lavoro ad orario al lavoro per obiettivi.
Purtroppo, nonostante i passi avanti fatti, la connessione informatica in Italia non è a livello dei paesi più avanzati e le istituzioni sono chiamate ad investire in questo settore, inoltre, sarebbe inoltre importante studiare forme di abbattimento contributivo per chi opta per queste modalità di lavoro.

L’intervista è stata realizzata da Gazzetta della Spezia, telefonicamente nel rispetto del Dpcm 9 marzo 2020

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