15 nuovi baschi blu al Comsubin: tra loro la prima donna, ma non chiamatela "palombara" In evidenza

di Doris Fresco- La abbiamo intervistata, insieme a Nicola, un altro dei brevettati che raggiungono oggi l'agognato obiettivo.

Venerdì, 21 Febbraio 2020 21:51

Oggi è il loro giorno: dopo un duro corso, fatto di prove per il raggiungimento di una adeguata preparazione fisica, i 15 nuovi palombari del Comsubin riceveranno il basco blu, simbolo di coraggio, forza fisica e determinazione.

La cerimonia si terrà in tarda mattinata al Centro Subacquei e Incursori della Marina Militare, ma abbiamo avuto modo di intervistare alcuni di loro prima dell'imbascamento ufficiale.
Due ragazzi, Chiara Giamundo, comune di prima classe, e Nicola Cappanera, sottocapo di terza classe.

Per Chiara però questo momento ha una valenza storica: è lei infatti la prima donna ad indossare il basco blu e questo dona alla giornata una nota di estremo orgoglio per l'intera base. Con loro, a rispondere alle nostre domande, il Comandante Trucco.

Chiara, essendo la prima spetta a te togliere il dubbio: sei un palombaro o una palombara?
Sono un Palombaro.

Avete sempre sognato il basco blu?
C. No, non ho mai pensato di fare il palombaro, è un' idea nata piano piano anche grazie alla mia formazione sportiva e al nuoto.

N. Per me è diverso: avendo avuto esperienza pregressa in Marina mi sono avvicinato tramite una operazione precendente che mi ha appassionato e così ho deciso di proseguire su questa strada. La passione non ha fatto altro che crescere.

Perchè ci sono voluti 170 anni per vedere una donna con il basco blu?
Risponde il comandante Trucco: "L'apertura alle donne è avvenuta nel 2013 e se altre donne prima di Chiara non hanno superato il corso è perché è molto duro e tutti devono essere di supporto agli altri. Una dura selezione che non fa sconti a nessuno, nè a uomini nè a donne".

Poi una domanda rivolta direttamente a Chiara: la notizia della tua riuscita dove altri hanno fallito sta facendo il giro del mondo. Come ti senti ad essere parte della Storia?
Ancora non ci credo. È un giorno importante e ancora non realizzo, mi sento al centro dell'attenzione e mi piacerebbe che fosse dato risalto anche a tutti i miei colleghi che oggi festeggiano questo traguardo.

C'è stato un momento nel quale avete pensato di cambiare strada?
C. Ci sono stati momenti difficili, tante prove molto impegnative, ma essendo un gruppo ci sosteniamo a vicenda e nei momenti peggiori si ha il supporto del gruppo.
N. Questo è un percorso che si intraprende da soli, certo, ma noi siamo come fratelli: ci chiamiamo fratelli perché si crea un gruppo nel quale i rapporti umani diventano come di parentela e questo ci porta a trovare insieme la forza di andare avanti.

Su questo risponde anche il comandante Trucco, che spiega: "Per andare sott'acqua sei collegato agli altri tramite quello che potrebbe essere paragonato ad un cordone ombelicale. Deve crearsi un rapporto in cui si condivide tutto: si è tutti insieme nello stesso corpo e la fiducia e il sostegno reciproco sono prioritari".

Chiara, abbiamo detto prima come non si possa parlare di sessismo, essendo il corso aperto sia a donne che a uomini, ma altre donne prima di te hanno tentato e fallito. Hai dovuto affrontare dei pregiudizi, magari non all'interno della Marina?
Sì, ce ne sono stati, ma non importa. Capisco che qualcuno abbia idee diverse, ma non mi sono fatta abbattere.

Qual è il vostro prossimo obiettivo?
N. Da qui in avanti si aprono molte possibilità di specializzazione. A me piacerebbe l'iperbarico, che significa raggiungere i 300 metri di profondità.
C. Il mio sogno nel cassetto è diventare pilota dell'ADS (Sistema per l'immersione a pressione atmosferica).

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