Nove anni per sapere chi ha ottenuto la qualifica di restauratore In evidenza

Nel frattempo, purtroppo, tante imprese hanno chiuso.

Lunedì, 22 Ottobre 2018 19:38
Sul sito del Ministero dei Beni e delle attività culturali è consultabile da oggi, per i professionisti che hanno partecipato al Bando Pubblico ministeriale, la propria posizione relativa al conseguimento della qualifica professionale di restauratore e collaboratore restauratore di beni culturali. Giunge così all’epilogo una vicenda a tratti spinosa per tanti professionisti di questo settore.

“Dopo più di nove anni, il Ministero ha reso noto l'elenco di chi ha ottenuto la qualifica professionale di restauratore - spiega Stella Sanguinetti, restauratrice e presidente di Cna Artistico e Tradizionale La Spezia -. Finalmente un incubo è finito: si sono qualificati i restauratori della Cna della Spezia, così come tanti restauratori e restauratrici che erano presenti alle manifestazioni organizzate dalla nostra Confederazione a Roma, a Genova e a Firenze per sensibilizzare il Ministero e le Regioni”.

Nella primavera 2009 il MIBAC predispose il Bando per il riconoscimento della qualifica dei Restauratori di Beni Culturali senza preavviso e stabilì che coloro i quali fino ad allora avevano lavorato anche per decenni rischiavano di non vedersi più riconosciuta la professionalità e la competenza. Partì proprio dalla Cna della Spezia, con un'assemblea infuocata a Sarzana a cui parteciparono centinaia di restauratrici e restauratori della Liguria e della Toscana, la crociata verso un Bando ritenuto anticostituzionale, dato che si trattava del primo in Italia a introdurre in concetto di retroattività.

“Tanti professionisti sono riusciti a qualificarsi nonostante il bando richiedesse documentazioni spesso impossibili da ritrovare - prosegue la Sanguinetti -. Al nostro fianco abbiamo sempre avuto il sostegno della nostra associazione di categoria che ha anche promosso a livello nazionale un ricorso contro il Ministero e un altro all'Autorità Garante. Tuttavia non si è trattato di un percorso indolore anche perché, nel frattempo, sono state tante le imprese di restauro che hanno dovuto chiudere i battenti, circa il 50% solo in Liguria. Alcune attività hanno risentito della crisi, ma soprattutto è pesata una norma che lasciava le Soprintendenze nell'incertezza e nell'impossibilità di sapere esattamente se potevano affidare i lavori di restauro o meno. Ora siamo di fronte ad un nuovo inizio ed è d’obbligo pretendere che le Soprintendenze e i committenti da cui dipendono gran parte dei Beni culturali in Italia, in primis le Diocesi, affidino i futuri restauri a chi detiene la qualifica e opera nel rispetto di tutte le normative fiscali, del lavoro e della sicurezza, ovvero le imprese artigiane”.

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