Cerretti (Presidente Italia Nostra La Spezia): "Ci battiamo per uno sviluppo rispettoso dell'ambiente e della storia" In evidenza

Il Presidente di Italia Nostra La Spezia risponde alla lettera aperta di Stefano Danese (che potete leggere cliccando qui), partendo dalla segnalazione che ha portato allo stop del canteire del Felettino, per analizzare poi tante altre situazioni e realtà importanti sotto il profilo storico della città.

Sabato, 23 Aprile 2016 09:16

Mio caro Stefano Danese, effettivamente è passato un po' di tempo da quando ci intrattenevamo sulla localizzazione della batteria dell'Ocapelata... (era il 1987?); e così, aver poi appreso della Tua attività saggistica e di ricerca mi ha rallegrato, fino a quando ci siamo incontrati nuovamente nell'ex-refettorio degli Olivetani, a Le Grazie, per dar vita, spero insieme, al "Laboratorio Palmaria".


Ma vengo alla Tua lettera aperta, di cui considero le sollecitazioni così come esposte:
1) quella che tu chiami 'improvvisa riscoperta' – che non è poi del tutto tale dal momento che era stata segnalata almeno da quattro anni (2.6.2012) al pubblico spezzino (certo, quello che legge...), mentre devo aggiungere che gli abitanti del Felettino sembrano aver mantenuto una coscienza storica piuttosto viva – ebbene tale 'fulmine-a-ciel-sereno' ha, secondo noi, la seguente spiegazione: l'avvicendarsi nella Soprintendenza ligure di personale più interessato, o semplicemente più colto (insomma, con altre qualità) che ha riconosciuto come proprio dovere professionale (tecnico-scientifico) non poter trascurare - in quanto ormai affidato all'anonimato di pratiche già trattate - un complesso storico-architettonico appartenente al patrimonio pubblico della Repubblica Italiana, e che pare risalire ai secc. XVII-XVIII. Dunque nessuna esplicita 'campagna d'opinione' da parte nostra, bensì una solo segnalazione all'autorità competente (15.7.2015), richiedente un parere di merito. Per quanto riguarda invece il tempo dell'abbandono, a noi risulterebbe – da alcune testimonianze orali – che il complesso sia stato abitato fino agli anni '70 del '900.

2) Ci interpelli sulla storia militare – parte integrante e ormai co-essenziale della vicenda edilizia ed architettonica della nostra città: se il nostro sodalizio non è riuscito sino ad oggi ad occuparsene sistematicamente e approfonditamente (ma solo per episodi), non è certo per una scelta 'ideologica' – tanto meno tra la storia con S maiuscola o minuscola – ma solo per necessità 'obbligata' dal tempo (poco e avaro...) che riusciamo a dedicare a questa nostra libera attività sociale (e che ricaviamo dalle nostre occupazioni lavorative).


Ma venendo ai singoli casi che Tu citi:
a) il molo Pagliari non è stato vincolato da noi (non è nostro compito); ci siamo limitati a fornire una consulenza all'allora nostro Presidente nazionale, Alessandra Mottola Molfino, che ne ha riconosciuto l'alto valore, storico-culturale e simbolico, inoltrando direttamente alla Soprintendenza competente una "richiesta di verifica di interesse culturale";

b) dello stesso molo (nato come "Molo Munizionamento Marina Militare" come Tu ben sai) nelle memorie di "Italia Nostra onlus" si è sempre fatto cenno alla tragedia del luglio 1916, riconoscendolo quindi come portatore anche della grande sofferenza patita dagli oltre 300 deceduti, sia militari che civili.

c) Per quanto riguarda le "Casermette" non abbiamo prodotto nessuna istanza, è vero, ma ci siamo limitati ad offrire consulenza ed incoraggiamento ad alcuni Concittadini, interessati a tutelare l'identità storica del quartiere di Pagliari, nella loro richiesta di verifica alla Soprintendenza (compresa la garitta in ferro e cemento armato, credo nel luglio 2015).

d) Della cosiddetta 'casa del Colonnello' sapevamo effettivamente poco, ma a fronte di materiale documentario probante, ci dichiariamo sin d'ora disponibili a sostenere azioni di conservazione e tutela, anche insieme ad altre associazioni.

4) Sul punto del 'dire-no' (e basta) mi trovi perfettamente d'accordo: i problemi sono infatti rappresentati da progetti di 'sviluppo' non sufficientemente integrati, armonici, rispettosi del contesto ambientale circostante – sia naturale sia storico-culturale. Non la mummificazione (di cui spesso veniamo accusati!?!) ma uno sviluppo qualificato e rispettoso è per noi inevitabile, necessario, persino auspicabile. A tal proposito Ti rammento il nostro impegno finalizzato ad evitare (nella misura del possibile) che quella "scatola" fucsia-&-blu-cobalto, dalle forme apertamente astratte, (ora visibile dal viale san Bartolomeo), fosse direttamente accostata alla facciata liberty dell'ex-complesso Fitram (1902): innovare il complesso culturale della nuova Beghi secondo noi non doveva necessariamente comportare un effetto di sovrapposizione, di sfregio: quasi un dispetto!


Per ultimo, un riferimento ai rapporti tra le nostre due associazioni (al di là di scambi che i singoli aderenti possono aver intrattenuto, ma di sicuro senza alcuna intenzione offensiva): ho preso contatti, se ricordi, col Tuo presidente Carassale per verificare interessi e azioni comuni, indispensabili in un contesto ancora troppo impermeabile ad attenzioni e sensibilità storiche. Mi auguro che a breve potremmo iniziare a collaborare.

Con stima e affetto
Luca Cerretti
Presidente pro-tempore della sezione della Spezia di "Italia Nostra onlus"

 

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