Arsenale, i sindacati: "Inaccettabile definire marchette gli investimenti necessari"

Secondo Cgil, Cisl e Uil (che replicano anche ad un articolo de Il Fatto Quotidiano) è necessario salvare un patrimonio che si sta perdendo.

Mercoledì, 09 Dicembre 2020 19:53
L'Arsenale della Spezia L'Arsenale della Spezia

 

Le Organizzazioni Sindacali Fp Cgil, Cisl FP, Uil PA della Spezia intendono chiarire la situazione relativa allo stato attuale dell’Arsenale della Marina Militare della Spezia e più in generale della Base Navale della Spezia.

Quando si parla dell’Arsenale spezzino in genere lo si fa impropriamente, poiché l’apparato industriale pubblico in ambito militare alla Spezia, di cui l’Arsenale è l’ente principale, è composto da 18 Enti autonomi.

In questo contesto lavorano poco meno di 2000 dipendenti civili, per lo più figure professionali altamente specializzate, la cui età media si avvicina ai 58 anni. Ciò delinea una prospettiva di cortissimo respiro per il futuro delle lavorazioni in ambito militare realizzate dallo Stato.

Il numero dei dipendenti si è ridotto progressivamente in modo esponenziale negli ultimi 20 anni per il mancato turn over, passando nel solo Arsenale dai circa 1900 in servizio nel 2000, agli attuali 680.

Il “sistema Difesa” spezzino ha caratterizzato l’economia di una vasta porzione di territorio ligure – toscano, da generazioni. Le aree militari occupano una vasta porzione del territorio, con l’Arsenale inserito nel pieno centro cittadino. Ciò perché la città della Spezia si è sviluppata storicamente e geograficamente intorno all’ente militare.

Si sta parlando di superfici di ettari di strutture uniche nel loro genere: bacini di carenaggio, officine, strutture per la formazione degli operai, banchine per l’ormeggio delle navi, ecc.

Il depauperamento delle infrastrutture è determinato dal loro progressivo inutilizzo e dalla mancanza di manutenzione.

La diminuzione del personale ha causato la perdita di numerose professionalità ed un aumento dei costi di manutenzione del naviglio. Quello della Difesa è l’unico Ministero che ha visto una diminuzione del personale civile di circa 10.000 unità, stabilita per legge.

Pensare oggi, alla vigilia di un’ulteriore massiccia fuoriuscita di personale che andrà in pensione, che non si debbano pianificare assunzioni in numero considerevole, accompagnate da un percorso di affiancamento e formazione, è a dir poco scellerato. Occorre invece assumere, investire in una riqualificazione e ristrutturazione delle aree militari e rilanciare un patrimonio che si sta disperdendo, per renderlo nuovamente produttivo nell’ambito industriale della Difesa.

Non comprendere quanto questi investimenti siano fondamentali e preziosi per l’economia di un territorio e dei suoi abitanti, nonché utili per il recupero di un sito che diversamente sarà inutilizzabile nel giro di pochi anni, è miope e polemicamente pretestuoso. Per questo motivo è utile ogni iniziativa parlamentare volta a richiedere investimenti economici, come gli emendamenti presentati da tutti i parlamentari del territorio, sostenuti con forza dalle organizzazioni sindacali. Definire marchette richieste di assunzioni in un settore così strategico è a dir poco irrispettoso e inaccettabile.

E’ in accordo con il punto di vista sindacale anche la IV Commissione Difesa del Senato, che più volte in visita alla Base Navale ha assunto impegni precisi circa il suo rilancio, in termini di finanziamenti e assunzioni. I senatori hanno mostrato consapevolezza rispetto alla necessità di garantire un futuro pubblico alla base militare, che non può continuare a sopravvivere solo grazie a qualche sporadica collaborazione con i privati. Occorre prevedere adeguati finanziamenti.

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