"La soluzione è la fitodepurazione di secondo livello" In evidenza

La proposta di Legambiente per le acque reflue.

Mercoledì, 27 Maggio 2020 15:28
Come Legambiente siamo dell’opinione che si debba risolvere il problema della depurazione delle acque reflue della Provincia una volta per tutte; ne va della nostra salute, visto che le acque dolci se inquinate o non perfettamente depurate a loro volta inquinano il mare, si infiltrano in falda e rendono di qualità peggiore l’acqua potabile e quella irrigua; ne va della nostra economia, visto che gli inquinanti trasportati dal Magra (o riversati direttamente in mare in molte località costiere) interagiscono poi negativamente con l'uso turistico dei litorali.

Siamo certo favorevoli all’evoluzione tecnologica dei depuratori tradizionali, come il passaggio dai fanghi attivi alla biomassa adesa, e che si investa su tali innovazioni, ma crediamo non siano sufficienti: la vera soluzione del problema è quella, molto economica, di sottoporre le acque reflue da tali marchingegni alla cosiddetta fitodepurazione di secondo livello detta anche di affinamento.

Basta il 10% dello spazio necessario per la fitodepurazione diretta sulle acque di fogna; i Depuratori tradizionali, anche quelli di ultima generazione come la biomassa adesa, puliscono al 100% dai batteri pericolosi (Coliformi, streptococchi ecc.), ma solo in parte dai nutrienti (Nitrati) e dalle sostanze venefiche (metalli pesanti, tensioattivi): un campo di cannucce di palude (Phragmites australis) è in grado di risolvere il problema rendendo le acque limpide e prive di impurità, quasi potabili.

La fitodepurazione porterebbe risolvere molti problemi dei corsi d’acqua di tutta la Provincia:
• L’eutrofizzazione delle acque, togliendo i nutrienti (nitrati) e migliorando l’ossigenazione delle acque consentendo in questo modo il ritorno, in diversi contesti, di specie ittiche pregiate ora in crisi o sparite del tutto da tratti fluviali o di fosso dove un tempo erano presenti (Salmonidi, Gamberi d’acqua dolce (Astropotamobius pallipes), Granchi d’Acqua dolce, Spinarelli, varie specie di Anfibi).
• L’avvelenamento della rete trofica, grazie al venir meno delle sostanze venefiche;
• Lo stress da inquinamento meccanico, con resa di acque più limpide, e diminuzione delle alterazioni termiche (le acque inquinate si riscaldano e si raffreddano più velocemente incrementando lo stress termico dell’ecosistema).

Si avrebbe insomma un miglioramento complessivo delle acque dolci, ma anche del tratto salmastro del Magra dove rimarrebbe solo il problema dell’ingressione salina (e della nautica).

Già ora alcuni depuratori scaricano in aree golenali a formare ambienti umidi potenzialmente molto importanti dal punto di vista naturalistico (teniamo anche conto che in periodo di magra l'apporto di queste acque risulta quantitativamente significativo), ma il cui valore ecologico è drasticamente ridotto dalla cattiva qualità delle acque.
Per l’ennesima volta però ACAM, oggi IREN, elude l’esigenza di una depurazione definitiva delle acque, evitando di menzionare l’unica soluzione efficace, cioè la fitodepurazione di secondo livello o di affinamento, che permetterebbe di scaricare tranquillamente in fiumi e torrenti senza residue remore.

Per porre rimedio a tale situazione Legambiente lancia quindi le seguenti proposte:
1) Continuare nelle migliorie dei depuratori tradizionali con nuove tecnologie (es. biomassa adesa), ma in funzione della fitodepurazione di affinamento;
2) Fare una grande opera di realizzazione di fitodepuratori di affinamento da affiancare a tutti i depuratori già presenti o da realizzare in Provincia della Spezia cominciando da quelli afferenti a corsi d’acqua che confluiscono nel Parco Fluviale. Anche a comprendere il capoluogo, anche se è una bella sfida trovare uno spazio per circa 9000 abitanti equivalenti (La Spezia ne fa circa 90000), e ci risulta che parte della città non afferisca ancora al depuratore; ma pure il depuratore comprensoriale di Camisano, che ora scarica in mare e che, una volta fitodepurato, potrebbe restituire le acque al fiume in un tratto critico per la salinizzazione.
3) Avere cura nei piccoli Comuni di aree spopolate, come la Val di Vara, di realizzare eventualmente fitodepuratori di primo livello, come quello Lunigianese, perfettamente funzionante, di Filattiera (3000 abitanti);
4) Per i Comuni che scaricano direttamente in mare, come alle Cinque Terre, affiancare i depuratori a vasche di lagunaggio che facciano un’opera fitodepurante anch’esse;

Pensiamo che questo deve proporsi chi è addetto alla cura delle acque reflue del territorio, e lo faremo presente con una vera e propria Campagna appena possibile, rendendone edotti i Cittadini, ma soprattutto gli Enti, a cominciare dai Parchi, che maggiormente avrebbero interesse alla cura delle proprie acque.


Stefano Sarti, Presidente del Circolo “Nuova Ecologia” di Legambiente La Spezia
Giovanni Cortelezzi, Presidente del Circolo di Lerici di Legambiente
Alessandro Poletti, Presidente del Circolo “Valdimagra” di Legambiente

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