"Rinunciamo alla fiera per il bene supremo della salute pubblica" In evidenza

La lettera del primo cittadino Pierluigi Peracchini agli spezzini.

Giovedì, 19 Marzo 2020 09:15

“Care concittadine, cari concittadini, questa mattina una strana nostalgia avvolge tutta la città perché per la prima volta i festeggiamenti per San Giuseppe, il nostro Santo Patrono, sono stati sospesi a causa dell’emergenza del coronavirus - così il sindaco Pierluigi Peracchini in una lettera indirizzata a tutti gli spezzini - Il profumo delle mele caramellate e dei brigidini, la passeggiata alla ricerca del palloncino perfetto da annodare al polso dei bambini, l’immancabile novità casalinga, la gioia di incontrarsi e mangiare insieme su una panchina dei Giardini il tradizionale panino con la porchetta sono tutti dettagli a cui quest’anno rinunciamo per il bene supremo della salute pubblica".

"La nostra fiera è un evento strettamente legato al Santo Patrono della Città, San Giuseppe, e l’osmosi fra il sacro e il profano ci raccontano qualcosa del dna della nostra città a cui questi momenti di solitudine ci permettono di ripensare per riconoscerci e riscoprirci nuovamente come comunità. L’idea di fare una fiera in occasione del Santo Patrono nasce nel 1654 come antidoto a un’economia che stentava a decollare ma soprattutto per consentire un salto di qualità e acquisire una dignità cittadina a tutti gli effetti".

"Se sono le abitudini a costruire il carattere, credo che si possa dire che la vocazione commerciale e imprenditoriale spezzina è nata proprio con la fiera di San Giuseppe e che da quel momento la città ha trovato una propria voce per diventare uno dei centri più importanti della Liguria. Non a caso, forse, il nostro Santo Patrono Giuseppe non è soltanto il protettore dei papà o dei falegnami, ma più in generale incarna il simbolo della dignità del lavoro".

"La nostra storia ci ricorda chi siamo e dai valori che quella storia racconta dobbiamo ripartire una volta che l’emergenza sarà alle nostre spalle: con una generosa umiltà dovremmo tutti rimboccarci le maniche, inventarci anche qualcosa di nuovo come accaduto nel lontano 1654 e riprendere il filo del nostro destino comune in mano, non solo in termini economici ma anche umani, costruendo nuovi modelli di sana socialità".

"Oggi siamo legati da una comune nostalgia per il passato, domani saremo legati da un comune ardore per il futuro, che saremo capaci di costruire soltanto ad un’unica condizione: insieme, senza lasciare nessuno indietro".

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