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Trasformazioni urbane e futuro della sinistra: il confronto con Pisapia e Orlando è stato a tutto campo In evidenza

La presentazione del libro del Sindaco di Milano Giuliano Pisapia "Milano città aperta. Una nuova idea di politica", organizzata dall'Associazione Culturale Mediterraneo, è stata l'occasione per una riflessione sia sui temi del governo delle città e del riformismo urbano sia sulle prospettive del centrosinistra e della sinistra.

Sul primo punto Giorgio Pagano, Presidente di Mediterraneo, ha definito l'esperienza guidata da Pisapia come "l'esperienza più avanzata e riuscita di riformismo urbano in questi ultimi anni, che ha saputo tenere insieme innovazione e coesione sociale e sviluppare la partecipazione".

Il Sindaco di Milano ha raccontato il suo disegno: il governo dei cambiamenti economici, urbanistici e culturali, per una città sempre più caratterizzata dall'economia creativa, dalla cultura, dall'ecologia e dalla socialità. "A Milano prima comandavano i privati -ha detto Pisapia- noi abbiamo rovesciato questo schema, collaborando con i privati dentro regole fissate dal pubblico".

Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando si è soffermato sui successi di Expo e sulle politiche milanesi per l'accoglienza agli immigrati e per la sicurezza, definendole "antitetiche a quelle del leghismo". "Milano parla anche a noi -ha affermato Pagano- e ci invita a riprendere un progetto di trasformazione, ad affrontare il tema del waterfront e del recupero delle aree militari, la cui leva deve essere soprattutto la cultura creativa, l'economia creativa". Milano, ha continuato, "ci spinge inoltre a riprendere il tema della partecipazione".

Pagano ha salutato gli ex Sindaci Sandro Bertagna e Aldo Giacchè, seduti in prima fila, e ha affermato: "bisogna tirare il filo d'Arianna che lega la 'febbre del fare guidata da una visione e dalla ricerca costante della partecipazione popolare' tipica delle esperienze precedenti di governo cittadino della sinistra alle nuove sensibilità che dimorano in città". Orlando ha chiosato: "A Spezia la voglia di dimenticare da dove si viene rende difficile far capire dove si va".

Sul secondo punto Pisapia ha espresso così la sua concezione: "Voglio credere ancora che il Pd non sia un organismo geneticamente modificato -anche se un anno fa ci credevo di più- perché il popolo del Pd è di centrosinistra e vuole l'unità del centrosinistra". Con un'alleanza di centrosinistra, ha aggiunto, "Renzi sarebbe costretto a fare scelte diverse". A Milano, ha concluso il Sindaco, "si gioca una partita importante: se l'esperienza di alleanza tra Pd, sinistra e civismo prosegue, allora il centrosinistra può ripartire in Italia". Un candidato trasversale sinistra- destra segnerebbe invece la vittoria del "partito della nazione" e la scomparsa del centrosinistra.

Pagano si è detto, rispetto a Pisapia, "più critico verso le forze politiche in campo": "è vero, il 'partito della nazione' a Milano si può sconfiggere, ma nelle altre città che vanno al voto Pd e sinistra sono ormai divisi, e anche a Spezia la rottura consumata è profonda". Ma soprattutto, ha aggiunto, il problema è che "il civismo e la partecipazione non stanno né con il Pd né con la sinistra, stanno andando verso il M5S o l'astensione: per me la priorità è rappresentare questo mondo, con coalizioni civiche, sociali e dei cittadini, come quelle di Madrid, di Barcellona, di Milano nel 2011... il futuro è nel meticciato, fuori e contro le vecchie idee di politica e i vecchi partiti".

Orlando ha invece difeso il Governo Renzi, "che non ha nulla a che fare con il conservatorismo e il berlusconismo, ma costituisce l'argine al populismo", e ha proposto per il Pd "una prospettiva di centrosinistra, per la quale l'esperienza di Milano ha una portata generale, di esempio positivo di coniugazione tra riformismo e radicalità". E' per questo che "l'eterodossia di Pisapia può aiutare a ricostruire il centrosinistra". Infine la partecipazione: è importante, ha detto Orlando, "ma i cittadini non bastano, serve la politica, il vero problema è che la politica è debole, conta sempre di meno e per questo allontana i cittadini".

Il confronto, come si vede, è stato a tutto campo: certo è, ha concluso Pagano, che "un'epoca è finita, e che bisogna confrontarsi ancora su quale epoca cominciare".


Foto: Enrico Amici

 

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Tel. 345 6124287
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